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	<title>Mag-Series a puntate</title>
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	<description>Il magazine delle storie a puntate</description>
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		<title>“L’eco sottile della Luna di pietra” &#8211; scritto da Biba Della Mura</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 14:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti e...]]></category>
		<category><![CDATA[biba della mura]]></category>
		<category><![CDATA[l'eco della luna di pietra]]></category>

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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/04/572197_1475833674_33240607_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1111" title="572197_1475833674_33240607_n" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/04/572197_1475833674_33240607_n.jpg" alt="" width="180" height="254" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong> “L’eco sottile della Luna di pietra”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La giovane elfa dalle forme sinuose tipiche della sua stirpe coi suoi grandi occhi verdi dallo sguardo liquido come mare,scrutava i raggi del sole fendere il fogliame con miriadi di lame di luce.Immersa nelle trame nodose del Bosco vivente di Sangril,si era posata con leggerezza su una piccola roccia arrotondata,sotto l’ombra accogliente di una maestosa quercia-aerea gigante,assumendo con disinvolta scioltezza una posa seducente. Agli occhi di un estraneo osservatore, sarebbe parsa come in attesa di un segreto incontro;invece aveva serrato già da tempo il suo cuore in una sorta d’armatura interiore,così da non farsi più soggiogare da languide illusioni d’amore.Kyr Anshin,questo era l’appellativo sonoro che dava voce alla sua identità,scelto dopo interminabili riflessioni e dettato dall’umana esperienza della casata paterna.Proprio così,suo padre non solo era era un terrano,ma anche un temibile Mago della Tenuta di Aar TileK,nei territori di superficie della rigogliosa Est-land.Il suo nome significava letteralmente:Respiro di Sé,ed esprimeva in pieno il suo carattere indocile e a volte risolutamente audace.Il tutto mescolato ad una deliziosa vena di innocente malizia femminile,che non guasta mai!Ma a suo modo era una ragazza amabile e sapeva sciogliere i nodi della commozione altrui solo con la malìa di una  occhiata.Comunque Kyr si crogiolava nei suoi pensieri,non proprio dei sogni ad occhi aperti,ma quasi delle proiezioni mentali dei presagi che la accompagnavano fin da piccola e le creavano turbamento,ma che la distinguevano dalle centenarie coetanee così taciturne e placide più di lei.E a volte erano immagini non piacevoli,come visioni di eventi sanguinosi e terribili che avrebbero già squassato un animo più pavido del suo.Ma stava imparando a convivere con se stessa e ad accettare questa dote naturale insieme a quel pizzico di arte magica che le apparteneva d’ istinto.Così per distrarsi con uno schiocco delle sue esili dita,e intonando una breve invocazione…:”</p>
<p style="text-align: justify;">                &#8221;  Eles fero</p>
<p style="text-align: justify;">                                       aereo imagis</p>
<p style="text-align: justify;">                                                                      ego mii  &#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">(Ac Eles fero/im’ago eg’os/mili verti Ac)”in una sorta di elfico corrotto da arcane sillabe d’origine druidica, fece apparire un piccolo schermo ovale d’acqua.Che tremolando,si distese in una superficie verticale simile ad uno specchio.Mentre rifletteva la sua immagine,lei si ritrovò in quell’incanto come ad osservare un’altra sè stessa.E con malcelata euforia si ammirò e per un istante, vide la flessuosa linearità dei tratti elfici,ereditati dal</p>
<p style="text-align: justify;">lato materno insieme a quella irriverente piega delle labbra,tipica della sfacciata bellezza umana.Poi si lisciò con la mano destra una ciocca dei capelli lunghi, sciogliendola in un’onda corvina dalle brillanti trame violacee,su cui spiccava un rigido fermaglio intarsiato.Si soffermò sulla linea dritta del naso e passò ad accarezzarsi le guance appena rosate,poi la curva delle spalle,mostrando la sua tenuta da viaggio:una lunga  tunica fino al ginocchio indossata su pantaloni,entrambi di <em>taràt verde,un tessuto elfico simile alla seta ricavato dai filamenti d’edera silvana intrecciati a sottili fili d’oro.</em>Con un aderente corpetto di pelle di <em>mugol,un furetto molto irascibile dalla stazza di</em> <em>un cinghiale</em>,decorato con borchie d’avorio e bordato di sottili placche laterali d’argento e vitree lamelle iridate.In più a cingere i fianchi una frusta magica di liane intrecciate a mò di fibbia,un dono del suo padrino,che sapeva usare con destrezza.Infine stivali di cuoio a punta. Il pezzo migliore erano i guanti di pelle di <em>criìl,una salamandra di fuoco dagli</em> <em>artigli veleniferi</em>,che le fasciavano le mani auto-adattandosi plasticamente ai suoi movimenti,i cui spuntoni unghiati terminavano proprio sui suoi polpastrelli come un’arma e</p>
<p style="text-align: justify;">                   …<em>uoooshh uooo&#8230;  </em></p>
<p style="text-align: justify;">all’improvviso fu interrotta da un sibilo,no forse un richiamo lontano che si insinuava nella folta boscaglia fino a giungere al suo udito allenato,non come un suono naturale,ma come una nota stonata.Ascoltando meglio     si accorse che dissonava dal contesto,silenzioso in modo irreale,privo dei fruscii e cinguettii soliti.Persa la concentrazione,lo specchio evaporò.E mentre scattava in piedi,capì che erano i versi dei famelici lupi dai corni neri,i krr-mir che uggiolavano in cerca della loro preda,aizzati dagli</p>
<p style="text-align: justify;">incitamenti imperiosi dei loro padroni,che Kyr già sapeva fossero gli Oscuri Paladini.Una famigerata accozzaglia di cavalieri,per meglio dire mercenari dalle auree malvage,al soldo del corrotto Principe Gravin Malamorte.E lei pensò ad alta voce:”Ach,la scia fetida di quel rapace raggiunge pure me,sento avvicinarsi il suo olezzo di morte fin quì,ma…ho altri piani,che esser notata dai suoi leccapiedi!”.Così con una veloce ed elegante piroetta,saltò sulla cima arborea….facendosi ombra nell’ombra,e proprio in quel momento i lupi la raggiunsero.Arrivarono per primi attirati dalla impercettibile traccia del suo odore,ma non trovarono nulla e ringhiando di furore bestiale sbavavano affamati in cerca del loro pasto.…i loro lamenti attirarono dietro gli Oscuri,che calmarono le bestie affamate e si misero silenziosamente in allerta. Kyr,nel frattempo nascosta tra le fronde,si accorse con ribrezzo che gli intrusi per sfogare la propria ira si apprestavano a recidere la fitta rete di rami e foglie che li circondavano.A questo punto lei accolse dentro di sé nuova energia vitale che proveniva dalle invisibili sorgenti vegetali che il bosco con le sue presenze millenarie le donava.E risvegliando la Strega che era in lei, pronunciò un incantesimo di evocazione:</p>
<p style="text-align: justify;">                 Sha&#8217;sam</p>
<p style="text-align: justify;">                                 dun noc</p>
<p style="text-align: justify;">                                               agon hin</p>
<p style="text-align: justify;">(Shas’am dun noc agon hin),e disegnando in aria enigmatici simboli mistici con la mano sinistra,chiamò al suo cospetto i temibili <em>Calabruni. </em>Insetti combattenti simili ai neri calabroni terranei,ma corazzati con un eso-scheletro osseo più duro e calloso. Che accorsi in sciami dai loro legnosi nascondigli,ad un suo cenno,vibranti d’eccitazione si avventarono sui dark Paladins….i quali,ignari che l’inatteso pericolo provenisse dall’alto,all’improvviso si ritrovarono immersi in una battaglia a loro insaputa. Si ritrovarono avvolti in una nuvola scura che da tutte le direzioni piroettava su di loro aculei tossici,mentre erano impegnati a difendersi con le loro spade affilate. A questo punto,Kyr saltò nel cerchio degli avversari e iniziò a roteare la sua frusta incantata,che vorticava ad una tale velocità che neppure l’occhiuto Guardiano dell’ingresso ai Sotterranei Mistici sarebbe riuscito a notarla!</p>
<p style="text-align: justify;">I nemici furono colti di sorpresa,mentre lei tranciava arti e teste come un’invasata,già preda della rabbiosa smania di infliggere dolorose punizioni ai suoi nemici. I lupi furono i primi a soccombere per mano sua, ma mentre si slanciavano con le fauci spalancate,pronti a pregustare la sua tenera carne, furono bloccati a mezz’aria da un fendente magico che gli lacerò il petto. L’elfa aveva talento da vendere!</p>
<p style="text-align: justify;">Dotata di un’abile destrezza innata,unita al duro allenamento elfico,era altrettanto scaltra nell’uso delle armi da taglio. Infatti portava sempre con sé un pugnale a doppia lama ricurva cesellato con lo stemma della casata materna,un fregio che rappresentava una leonessa alata.</p>
<p style="text-align: justify;">Forgiato dal suo amico d’infanzia Lorin Piediferro,un gigantenano delle Montagne cave di Min ar Torath,era fatto di solido metallo del cielo,fuso e poi battuto con pietra lavica. Che però nascondeva nella sacca da viaggio, poiché era impreziosito da una goccia di diamante nero,avuto in dono da sua madre,lady Meltanis degli Elfi confinati. Un potente talismano avuto alla sua iniziazione,che si tramandava nel ramo femminile della sua famiglia da antiche generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto in preda all’orrore i pochi avversari rimasti in vita,guardavano con occhi sbarrati i propri moncherini sanguinanti e a stento riuscivano a proteggersi con gli scudi dai colpi sferzanti della giovane. Uno di loro a malapena riuscì ad articolare:”Lurida femmina…che tu sia maledettaaa” e lei,infliggendogli il colpo mortale gli rispose:”Che la morte ti sia compagna!”.</p>
<p style="text-align: justify;">In men che non si dica,apparve uno spettacolo terrificante,infatti la maggior parte dei corpi delle sue vittime,tranne un servo che era riuscito ad allontanarsi dal luogo del massacro,erano immersi in un lago vermiglio di sangue che lordava quel suolo sacro…..</p>
<p style="text-align: justify;">Lei lo vide e ancora un po’ ansante per lo sforzo della battaglia,gli urlò dietro:”Corri…corri,feccia servile del nemico,và dal tuo Signore,nel suo immondo rifugio e digli che la stirpe delle Elfe guerriere è risorta!! Niente più potrà contro di noi….Ah aah!!”. Al chè il ragazzino pavido di poco prima,arrestò la sua corsa,roteò gli occhi e li fissò su di lei con uno sguardo bieco. Il suo viso si contorse in una smorfia crudele e alterò i suoi lineamenti fino ad assumere le sembianze incorporee del suo malefico padrone, questa metamorfosi avvenne mentre la gola straziata del giovane gridava silenziosa urla di terrore….lei si turbò solo minimamente a quella visione raccapricciante perché già aveva assistito a trasfigurazioni assai ben peggiori di quella ad opera dei negromanti degli antri Mistici e per lei evocarle erano come un semplice gioco perverso; solo pensò con tristezza che una mente grezza come quella della vittima non avrebbe retto per molto ancora a quello scempio e ben presto il ragazzo sarebbe mutato in un arido involucro di carne a guisa di burattino posseduto dal sinistro potere del Principe oscuro.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Eviscerato dal crogiuolo della mia anima,</strong><br />
<strong>Biba</strong></p>
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		<title>“N-A-N-O” – 7° capitolo</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 10:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[N-A-N-O]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cambiamento arde da sempre nel cuore degli uomini … Talvolta esso genera potere, e il potere corrompe … Causando vittime … Ripristinare l’equilibrio richiede sempre un sacrificio … Qual è il posto di Mira in tutto questo? Riassunto Cap. [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/04/copertina40fine-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1103" title="copertina40fine-copia" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/04/copertina40fine-copia.jpg" alt="" width="525" height="750" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il cambiamento arde da sempre nel cuore degli uomini …</strong><br />
<strong> Talvolta esso genera potere, e il potere corrompe …</strong><br />
<strong> Causando vittime …</strong><br />
<strong> Ripristinare l’equilibrio richiede sempre un sacrificio …</strong><br />
<strong> Qual è il posto di Mira in tutto questo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riassunto Cap. 6</strong><br />
La figura di Andrej Damian, senza scomporsi, attraversa a passo celere l’immenso spazio che corre dal suo ufficio a quello del presidente.<br />
Dipinto sul suo viso: l’impazienza, l’angoscia, il tormento e intorno il chiacchiericcio generale si chiede cosa possa avere di così importante l’uomo da dover riferire per portare una tale espressione dipinta sulla faccia,  quanto grave  potesse mai essere la notizia che il vicepresidente stava per comunicare a Manfredi, vista anche l’ora tarda.<br />
“Sul lato della Torre 3, circa 20 minuti fa, è stata intercettata e catturata una giovane ribelle, al momento è rinchiusa nelle celle della Polizia Governativa. Aspetto suoi ordini!”<br />
Va bene. Ricevuto. Chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Al porto, nel grande capannone – temporaneo rifugio dei ribelli – si discute sul da farsi, almeno all’apparenza.<br />
Sara ad ogni costo vorrebbe far cambiare  idea a Tamla.<br />
“Non essere irremovibile per forza! Cerchiamo di ragionare, dopodomani ci sarà la conferenza e non possiamo gettare all’aria un piano preparato da mesi. Silvia è una ragazza in gamba, anche se l’avessero catturata non credo che le faranno del male Tam e, lo credi anche tu.”<br />
Le parole di Sara servivano solamente a dar tempo all’uomo di prepararsi per uscire alla ricerca di Silvia.<br />
“E’ proprio di quello che mi preoccupo Sara. Sanno benissimo che attaccheremo la Torre 2 e useranno la ragazza per minacciare tutti noi. Non mi preoccupa la Polizia Governativa…”<br />
Sara abbassò lo sguardo, mentre Tamla si era tolto la divisa del catering e infilato la sua canotta<br />
“Quello che mi preoccupa è saperla nelle mani delle guardie private del Governo e sappiamo bene che merda di elementi siano quelli!”</p>
<p style="text-align: justify;">Piano e contrattacco … affondo e resa … stoccata e attacco …<br />
Erano passate le 2:00  del mattino, quando nel tunnel che portava negli uffici della P.G., dei passi risvegliarono l’attenzione del piantone di turno.<br />
L’unico ufficio in piena attività, quella notte, ospitava cinque poliziotti di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo lasciò la sua postazione quando si accorse che quei passi erano di due guardie private che sorreggevano un ragazzo piuttosto malconcio, le luci fredde dei neon mostravano chiaramente chiazze di sangue sul viso e sul corpo, il giovane vestiva solo di un pantalone molto largo nero senza t-shirt, il corpo era fasciato da bende per l’ottanta per cento di esso, una benda, sporca di sangue fresco, copriva gli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piantone era interdetto mentre seguiva con lo sguardo le guardie trascinare un corpo che sembrava ormai non reggersi più in piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Abbiamo ordini dal vicepresidente Andrej Damian, questo prigioniero è ora nelle vostre mani!”<br />
“Ma cosa…cosa gli è successo?”</p>
<p style="text-align: justify;">“La documentazione del prigioniero verrà redatta entro domani, per il momento viene ufficialmente consegnato alla Polizia Governativa!”<br />
Firmato il documento che ne attestava il passaggio, le Guardie Private delle Torri tornarono indietro lasciando il ragazzo ferito, fra le braccia del piantone.</p>
<p style="text-align: justify;">“Come ti chiami ragazzo? Ehi! Mi senti? Qual è il tuo nome?”</p>
<p style="text-align: justify;">Ci fu un momento di ripresa da parte del giovane che alzò la testa rivolgendola verso quella voce e sussurrò qualcosa “Cayco…Cay”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con le sue ultime forze, prima di svenire …</p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://www.lilithf.wordpress.com/">Riassunti di Monica Fiorentino</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>7°</strong><br />
<strong>Capitolo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Torre 1<br />
Erano le 3:00 del mattino, la mano di Mira pareva scarabocchiare, più che scrivere, su quel diario. Vista la velocità del movimento la penna sembrava vibrare. In realtà erano torrenti di parole che la donna riversava su quelle pagine piuttosto invecchiate.<br />
Semidistesa a terra, accanto al tavolino su un pavimento riscaldato, Mira sembrava in trans mentre continuava a scrivere. Una scrittura sottile tanto da far sembrare la pagina di un unico colore nero.<br />
Un lieve bip la risvegliò da quello stato. La penna smise di correre lungo il foglio, lasciando riposare mano e polso da cui erano oramai evidenti le vene sotto pelle.<br />
Si voltò verso una grande vetrata divisa in tre sezioni. Al centro di una di queste ne individuò una piccola luce rossa ad intermittenza. Questa non sembrava destarle interesse, dagli uffici della vicepresidenza le avevano di certo accreditato il denaro per la cattura della ragazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mestiere di cacciatore di taglie fruttava non poco su Rebirth. La piaga dei ribelli si allargava giorno dopo giorno e, questo era un fatto.<br />
Il Governo dell’isola da un anno aveva triplicato il premio per ogni cattura effettuata. Il Presidente Manfredi era intenzionato a tenere sotto controllo quella piaga, ad ogni costo.<br />
Il resto del mondo percepiva questi contestatori come piccoli intoppi che, qualsiasi governo era costretto a subire con forzate campagne contro il progresso.<br />
Le notizie che uscivano dall’isola artificiale erano filtrate e non certamente veritiere, dunque, non sembravano destare particolare interesse nell’opinione pubblica.<br />
Nel giro di pochi anni da semplici contestatori, il gruppo sempre più crescente era stato costretto a nascondersi divenendo, per gli abitanti delle Torri, dei veri e propri ribelli.<br />
Agli stessi abitanti delle immense costruzioni era proibito parlare di tale problema al di fuori di Rebirth, questo per ordine del presidente stesso che avrebbe punito eventuali trasgressori con l’espulsione immediata dalle Torri e dall’isola stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Donne, uomini, ragazzi e ragazze, a volte famiglie intere, avevano deciso ad abbandonare per sempre la tranquilla vita sull’isola: casa, comodità, tutto! Avrebbero vissuto fuori dal contesto governativo cercando di sopprimerne gli assurdi progetti; piani, quelli del Presidente Lucio Manfredi che prevedevano l’abbattimento graduale delle vecchie abitazioni di Rebirth assorbendone gli abitanti all’interno delle tre grandi Torri.<br />
Per i Ribelli, tale operazione, era semplicemente un rinchiudere in grandi strutture/prigioni masse di umani sotto il controllo delle Nanomacchine. Tutti gli abitanti di Rebirth, prima di avere il “privilegio” di occupare un appartamento in una delle tre Torri, doveva sottoporsi all’impianto di Nano5-#2.<br />
Una decisione, quella di lottare, presa liberamente da ogni singolo ribelle che di contro faceva perdere loro la possibilità di lasciare la stessa isola e di rifarsi una vita nel resto d’Europa o altrove. Punto focale dello scontro fra Governo e Ribelli dunque erano le Nanomacchine e la loro applicazione sugli esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Mira approfittò di quel momento di distrazione per abbandonare qualche minuto diario e penna. Pensò non fosse male l’idea di mangiare qualcosa visto che tutto il giorno aveva ingurgitato almeno sette tazze di caffè.<br />
Si spostò verso la cucina e, in un movimento abituale, sfiorò l’ampia vetrata alle spalle del divano per attivarne i comandi.<br />
Lo schermo si accese nella sua completezza, sul desktop ne uscì subito il messaggio appena giunto. La voce maschile automatica fece il resto<br />
– “Sono stati accreditati sul suo conto due premi cattura.” -<br />
Mira si fermò perplessa sull’uscio della cucina, si voltò verso lo schermo. Tornò indietro avvicinandosi ad esso per leggere con i suoi occhi ciò che aveva appena udito.</p>
<p style="text-align: justify;">“Due catture?”</p>
<p style="text-align: justify;">La cacciatrice dai lunghi capelli rossi non aveva bisogno di rifare mente locale ne di ripercorrere la giornata appena passata. Era ovviamente certa della cattura di una sola ribelle qualche ora prima. Premi extra il Governo non ne elargiva di certo e quello, non poteva essere un errore, ma alle 3:00 del mattino potevano andare anche tutti al diavolo, penso la donna.<br />
Spense il monitor, ripose anche il piccolo diario e la sua penna all’interno del tavolino da dove erano sbucati e, decise di provare a dormire. Forse quella notte sarebbe riuscita a chiudere gli occhi per almeno un paio di ore.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi mesi era peggiorata, forse una o due ore a notte era stato il massimo del suo riposo fino a quel giorno. Il punto è che, fisicamente sembrava non risentirne, la mente d&#8217;altronde…<br />
Ma quella notte, i passi di Mira sembrava fossero sotto controllo. Un altro suono giunse alle orecchie della cacciatrice di taglie. Era l’allarme della Polizia Governativa.<br />
Corse nella stanza e si infilò al volo uno di quegli abiti monocolore, questa volta non perse tempo e scalza corse verso l’uscita dell’appartamento, non prima di aver preso con se le pistole. Si precipitò verso l’ascensore più vicina, la solita. Durante la  corsa, il ciondolo che aveva al collo, di solito stretto dall’abito, danzava in maniera fastidiosa sul decolté generoso.<br />
Giunse nella grande cabina diretta al piano terra. Aveva nelle mani le due pistole pronte all’uso. Socchiuse gli occhi nel vano tentativo di concentrarsi, ma la voce femminile, automatica aveva appena iniziato il proprio monologo e Mira, con il calcio dell’arma, la fece zittire come al suo solito. La cabina in quello stesso momento sobbalzò pesantemente prima di riprendere tranquillamente la sua discesa. Non era la prima volta che accadeva una cosa del genere con Mira al suo interno, ma alla guerriera dai capelli rossi la cosa sembrava divertirla.<br />
Tornata la tranquillità richiuse gli occhi mentre era in discesa verso il piano terra. Attorno al suo corpo qualcosa stava accadendo. Quell’abito del tutto anonimo, dall’aspetto di un sacco grigio cominciò ad allungarsi aderendo alle cosce, poi alle ginocchia. Lo stesso accadde per le spalline che si allungarono fasciando le braccia. Anche decolté e collo vennero coperti e il ciondolo che, ormai non aveva più spazio per muoversi, smise di oscillare e pulsare in superficie.<br />
Il colore grigio fumo dell’abito diventò ben presto nero. I capelli si raccolsero in un&#8217;unica massa, distesa lungo la schiena perfetta. L’ascensore raggiunse finalmente il piano terra da cui ne uscì Mira scalza, in un aderente abito nero.<br />
Mentre si richiudevano le porte dell’ascensore l’ammaccatura al pannello, provocato dall’impaziente donna, ritrovò la sua originaria forma.<br />
Spuntò improvvisamente il piantone di guardia che, aveva percorso il tunnel fino all’atrio delle Torri, per dare un’occhiata di persona a ciò che stava avvenendo, ma venne subito distratto nel vedere la silhouette nera con i capelli rossi correre verso l’uscita.<br />
“Capitano è lei?”<br />
“Torna al tuo posto idiota!”<br />
L’uomo fece retromarcia immaginando di aver ormai perso il posto di lavoro.<br />
La Polizia Governativa aveva intercettato qualche minuto prima elementi in movimento intorno alla linea di confine fra le Torri e il deserto fatto di macerie e vegetazione.<br />
Subito fuori la Torre 1, Mira affiancò silenziosamente il capo squadra che era fermo, immobile davanti l’entrata.<br />
“Aggiornami!”<br />
“Capitano! Ma che diamine…! Se compare alle spalle in questo modo rischia che prima o poi le spari un colpo in testa!”<br />
“Cazzone! La tua testa avrei potuto farla saltare 15 secondi fa! Ora mi dici che diavolo succede?”<br />
In evidente imbarazzo il capo squadra della P.G. iniziò ad aggiornare Mira.<br />
“I rilevatori di calore hanno intercettato presenze lungo tutto il confine. Sono stati individuati almeno dieci elementi diversi. Siamo circondati Capitano, ho chiamato rinforzi, dovrebbero arrivare fra qualche minuto. In cinque non riusciremo a fare un bel nulla. Ribelli bastardi! Gli altri comunque stanno perlustrando la zo…”<br />
Ormai stava parlando da solo, il Capitano Mira era sfrecciato altrove silenziosamente. “Vaffanculo stronza di una cacciatrice!”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel porto a Nord dell’isola, da dove attraccavano soprattutto le navi provenienti dalla Campania, non vi erano posti particolarmente sicuri o capannoni abbandonati dove rifugiarsi, essendo uno dei quattro porti con maggiore attività. Tuttavia l’emergenza dovuta dalla cattura di una ribelle aveva costretto le oltre trecento anime in fuga ad uno spostamento forzato per questioni di sicurezza.<br />
Nascondersi in quel porto voleva dire dividersi in più gruppi per ripararsi in punti differenti. Sara, accanto a Marco, l’addetto alle comunicazioni, cercava di fare il punto sulla situazione. Il ragazzo riceveva di volta in volta comunicati di sicurezza dai vari capi gruppo che prendevano man mano posto nei vari edifici.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sembra ci siano tutti Sara!”<br />
Il silenzio della donna non nascondeva la preoccupazione per l’operazione di salvataggio in corso.<br />
“Sara, se Silvia è stata davvero catturata, Tamla e gli altri la libereranno!”<br />
“Anche tu pensi che sia stata catturata? Mi domando perché Silvia non abbia ubbidito agli ordini? Forse era stata seguita e non se ne era accorta, o forse…”<br />
“Sara, immagino cosa possa essere successo! Silvia aveva visto qualcosa di strano nella navetta che portava i giornalisti alla Torre 3,  mi ha detto chiaramente che una delle donne presenti nel trasporto fossi tu! Era scocciata del fatto che non l’avessimo avvisata di un piano… inesistente! Le ho detto che si sbagliava che tu eri lì con noi e, sembrava avesse capito. A questo punto, conoscendola, credo abbia seguito la navetta per vedere con i propri occhi quella donna da vicino.”<br />
Sara era interdetta, non proferì parola.<br />
“Non crederai mica che sia stata colpa tua spero? Tu non centri nulla Sara, lei ha creduto di aver visto una donna simile a te, ma ha preso ovviamente un abbaglio…”<br />
“Marco! Abbiamo una lista di passeggeri dei cinque voli atterrati oggi su Rebirth?”<br />
“No! Ma ti posso dire la provenienza dei voli.”<br />
“I giornalisti che seguiva Silvia da dove venivano?”<br />
“Dunque…Erano di provenienza americana se non sbaglio. Sara perché mi chiedi questo?”<br />
“Marco scusa! Dammi tempo devo pensare. Perdonami…tieni tu sotto controllo i gruppi per favore?”<br />
“Certo Sara!”<br />
Marco sapeva che non era il caso di chiedere oltre in quel momento; sentiva che qualcosa non andava. Il ragazzo fu distratto da una comunicazione proveniente dalla squadra di recupero; era Tamla.<br />
“Finalmente ragazzi! Siete in posizione allora!”</p>
<p style="text-align: justify;">Nascosti lungo i confini delle tre Torri, cinque ribelli capitanati da Tamla erano divisi in più punti; pronti all’attacco. Avevano individuato quattro poliziotti intenti alla ricerca del nemico e Tamla aveva notato il capo squadra fermo davanti l’entrata della Torre 1.<br />
L’esca che avevano preparato avrebbe distratto la Polizia Governativa per qualche minuto, giusto il tempo di controllare le prigioni.<br />
Tamla schiacciò con il mento un punto preciso sulla clavicola, nell’azione seguente premette il dito medio alla base del pollice per comunicare con gli altri.<br />
Galbo era nascosto duecento metri più avanti rispetto a Tamla. Una vibrazione alla base del collo segnalò all’uomo l’inizio del piano.<br />
Davanti a se, Galbo liberò dal guinzaglio un cane che aveva recuperato giorni prima mentre vagava tra le macerie della città. La bestia scappò in tutta fretta.<br />
“Vai bella e non farti prendere!”<br />
Così fu per altri quattro cani, tenuti al guinzaglio dalla squadra.<br />
Le esche, inconsapevoli, fecero il loro gioco depistando le guardie.<br />
Tamla diede un altro ordine alla squadra, formata dai suoi fidati elementi: Galbo, Amauri, Fausto e la giovane somala Agar, aggiunta al gruppo d’attacco solo per l’occasione. Iniziarono a correre nella parte opposta alla fuga dei cani. A quel punto era giunto il suo momento. Tamla doveva sfruttare quei minuti di confusione che la polizia stava subendo sui propri localizzatori per insediarsi nella Torre 1.</p>
<p style="text-align: justify;">Unico ostacolo era il capo guardia in attesa proprio all’ingresso della struttura.<br />
Tamla iniziò la corsa verso l’entrata, doveva attraversare oltre 300 metri di piazzale prima di giungere alle porte.<br />
Durante la corsa il capo delle guardie riuscì ad intravedere una figura avvicinarsi proprio verso di lui e, senza indugiare oltre, puntò la pistola contro l’obbiettivo. Non intimò nessun fermo. L’intenzione era semplicemente di sparare.<br />
La corsa e l’espressione di Tamla erano furiose. Sapeva che sarebbero passati ancora alcuni preziosi secondi prima  che il  poliziotto sparasse. Decise di fare la prima mossa.<br />
Lanciato dalla corsa si proiettò in aria con un salto. Il poliziotto preso alla sprovvista tentò di seguire la figura in movimento, ma prima che potesse inquadrarne la nuova posizione fu raggiunto sul viso da una pietra grossa quanto una noce che lo stordì completamente, altri secondi preziosi che servirono a Tamla per raggiungerlo e tramortirlo.<br />
Un’ultima occhiata verso il confine e poi subito all’interno della Torre 1. Tamla conosceva bene il percorso che l’avrebbe portato alle prigioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Mira continuava la sua ricerca preferendo una visione dall’alto.<br />
Il parkour era una tecnica che non aveva segreti per lei. Riusciva ad attutire i colpi degli atterraggi magistralmente. Per aumentare le prese durante i salti aveva abbandonato una delle due pistole proprio al confine con il parco abbandonato. Se qualcuno l’avesse vista in quel momento avrebbe giurato di veder balzare una pantera fra gli alberi.<br />
“Dove vi nascondete? Piccoli ribelli…dove siete?”<br />
Con voce sommessa la donna ripeté più volte la stessa frase. Si alzò in piedi sul ramo dove era poggiata e guardò, per un attimo, lo squarcio di cielo che le regalavano le fronde degli alberi mosse da un leggero vento di inizio autunno. Da li erano visibili centinaia di stelle.<br />
Fu raggiunta da un senso di benessere che durò pochi secondi; rumori fra i cespugli la riportarono sugli attenti. Si inginocchiò nuovamente scrutando il buio fra gli alberi dell’ex parco. Notò un cane fermarsi poco metri più avanti; l’animale aveva ritrovato altri due amici e fra loro scodinzolavano come matti. Mira ebbe una folgorazione.<br />
“Bastardi è un diversivo!”</p>
<p style="text-align: justify;">Tamla prima di entrare nelle Torri aveva indossato un passamontagna, nessuna telecamera di sorveglianza avrebbe potuto riconoscerlo. Impiegò circa due minuti per raggiungere il fondo del tunnel, dietro di se lasciò il piantone tramortito e privo di scheda c-door che gli avrebbe permesso di aprire le porte d’accesso agli uffici della P.G. .<br />
Non fu difficoltoso giungere alle prigioni. Davanti si ritrovò cinque ampie celle. Nella prima scorse subito Silvia che balzò in piedi contenta e impaurita.<br />
“Sei tu!”<br />
Tamla le fece segno di mantenere il silenzio mentre provvedeva all’apertura della cella. La giovane ribelle si ritrovò pochi secondi dopo libera e pronta per la fuga. Silvia tuttavia si trattenne ancora avvicinandosi alla seconda cella.<br />
“Tamla ti prego aiutiamolo!”<br />
L’uomo non aveva tempo di discutere e si avvicinò anch’egli alla cella.<br />
Steso a terra, scorse un giovane completamente ricoperto di sangue, se non fosse stato per quelle bende che ne ricoprivano gran parte del corpo, sarebbe morto dissanguato.<br />
“Tamla ti prego portiamolo con noi! Guarda come l’hanno ridotto!”<br />
L’uomo senza perdere altro tempo aprì la cella e prese di peso il ragazzo. L’angolo buio, dove era steso il giovane ferito non gli aveva ancora mostrato il volto del ragazzo completamente ricoperto di sangue di cui, buona parte, colava da bende poggiate sugli occhi.<br />
“Ma come…per tutti gli Dei come fai ad essere ancora vivo! Non preoccuparti sei in salvo ora!”<br />
“Non è in salvo proprio nessuno!”</p>
<p style="text-align: justify;">Silvia e Tamla si voltarono rapidamente e lì, davanti a quell’unica uscita, Mira era ad attenderli.<br />
L’uomo poggiò per terra lentamente il ragazzo senza perdere di vista la donna. La cauta retromarcia di Silvia permise alla giovane di allontanarsi ancora qualche metro dalla presenza rabbiosa della cacciatrice. Si mise al sicuro accanto al ferito.<br />
Mira accompagnò con il solo movimento degli occhi la ragazza intenta a cercare riparo, non poté non notare la figura imbrattata di sangue sul pavimento. Chi poteva essere e perché era ridotto in quello stato? Pensò la cacciatrice.<br />
Tamla uscì dalla cella del giovane e sussurrò qualcosa, con voce rauca per mascherarla .<br />
“E’ a questo che siete arrivati? Devastate i corpi di chi non segue le regole del capo?”<br />
Mira non fu’ particolarmente colpita da quella frase, in realtà la donna pensava a ciò che stava capitando in quei minuti.  Tutta la situazione era troppo strana.<br />
Non era comunque tempo per esitare.<br />
La stanza che accoglieva le celle della P.G. era particolarmente stretta. Era formata da un unico corridoio largo per giusto due persone. E lì uno di fronte all’altra c’erano ora Tamla e Mira.<br />
“Bene, bene, chissà che sotto quel cappellino non si nasconda il famigerato Tamla.”<br />
La cacciatrice di Taglie distese completamente il braccio puntando la pistola contro l’uomo che aveva di fronte.</p>
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		<title>&#8220;La storia dell’unicorno Noa&#8221; di Monica Fiorentino  Le Fiabe di MG-a Puntate</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 07:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/03/unicorno.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1099" title="unicorno" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/03/unicorno.jpg" alt="" width="464" height="348" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La storia dell’unicorno Noa  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
C’era una volta nella lontana Valle degli Unicorni un meraviglioso unicorno dal manto bianco e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Noa.<br />
Unicorno apprendista, dotato sulla fronte di un magico corno non ancora perfettamente funzionante, la creatura fatata, trascorreva i suoi giorni esercitandosi nei propri sortilegi, studiando chino dal Grande Libro degli Incantesimi tutte le Formule necessarie da imparare per divenire un bravo unicorno, col sorriso ben stampato sul muso.<br />
Animo nobile e coraggioso, generoso e leale, alla nascita allegro e spensierato, il più vivace fra i suoi fratelli, lui non cullava altro Sogno nel proprio cuore, se non quello di poter divenire un giorno un unicorno a tutti gli effetti, brillante e diligente, capace col proprio corno di aiutare il suo prossimo e rendere più bello il mondo.<br />
“E ci riuscirò!” levava in alto il mento quando ne parlava “Ci riuscirò!” imbottava sicuro “Ma ci vuole Tempo! Tanto Tempo! Perché ciò avvenga! E’ necessario prima che io impari tante cose e bene!” ripeteva col fare umile e semplice di chi vuole realizzare i propri progetti con vigore e tenacia.<br />
E a quelle parole i bei colibrì dalle ali variopinte, in volo sulla vallata, ammirando tanta forza, riprendevano il loro incedere, felici di portare con sè un po’ di quella favola così bella, sperando anch’essi nella sua realizzazione.<br />
“Si! Perché io ci riuscirò!” rincarava di rimando lui.<br />
“A suo Tempo!” era il suo unico e solo ritornello, la sua nenia, la sua sicurezza, fonte inesauribile di felicità, acqua pura per il suo cuore.</p>
<p>E cocciuto si impegnava alacremente con profitto “Più in alto! Ecco devo puntarlo così! Bene! Lo sento già in direzione! E poi devo concentrarmi, si, così …un po’ di magia si, già la sento, c’è al suo interno …mmh … devo solo farla scorrere … ecco! Devo imparare!”<br />
“A suo Tempo! Tutto ha il suo Tempo! E giungerà anche quello giusto per me!”<br />
“Abra … Caderus … Meo …”  ripeteva a memoria.<br />
“E se non dovesse succedere?” le chiese un giorno una piccola margherita curiosa, appresa la sua storia portata dal vento.<br />
“Questo non accadrà!” rispose lui di getto, continuando ancora più convinto “Perché io ci credo!” sorrise imbronciato, schernendosi.<br />
E una notte all’improvviso, mentre era ancora in giro lungo la Valle, Noa, voltando lo sguardo verso il punto in cui la campagna si apriva in due lunghi filari di grano dorato: percependo il proprio petto battere a mille, scorse i raggi della luna carezzare in mille bagliori di luce il creato intorno.<br />
E percependo il suo corno fremere sulla propria fronte, puntò gli zoccoli ben saldi sul terreno, chiudendo gli occhi.<br />
“Si, Noa, è giunto il tuo Tempo!” risuonò fra le foglie il Grande Albero dai lunghi rami nodosi, entrando nelle sue orecchie “E’ giunto il tuo Tempo!” fece eco ancora, facendo sussultare le proprie fronde al cui interno erano scritte le pagine più belle della mistica di tutti i Tempi “E ricorda di fare sempre buon uso della tua magia! E dei tuoi poteri! Sempre!”<br />
Con movimenti insicuri, goffo, l’unicorno dapprima allungò timidamente il suo collo con delicatezza, poi in un sol colpo fece vibrare il proprio corno, facendo risplendere col suo candore la mezzanotte, sorridendo di gioia indicibile “Non lo dimenticherò!” &#8211; giunto il suo Tempo &#8211; “Non lo dimenticherò mai!”<br />
Annunciando la sua felicità al mondo intero, fra l’ondeggiare radioso delle lunghe spighe mature nei campi, liete di salutarlo al suo passaggio col nome di unicorno, fra il coro dei grilli e delle cicale a festa: Melodia d’amore di impareggiabile bellezza.</p>
<p>Un ringraziamento particolare a Nino per avermi regalato questa storia.</p>
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		<title>&#8220;Zanni lo scorpione dei mari&#8221; di Monica Fiorentino &#8211; Le Fiabe di MS-a puntate</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 08:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[adsesne] Zanni lo scorpione dei mari C’era una volta in una splendida Foresta Lontana, un giovane lupo dai begli occhi viola di nome Zanni. Capobranco mansueto, amabile e intelligente, sempre cordiale e disponibile con tutti, dal carattere mite ed idealista, [...]]]></description>
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  <p style="text-align: center;">[adsesne]</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/03/lupo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1093" title="lupo" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/03/lupo.jpg" alt="" width="550" height="380" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Zanni lo scorpione dei mari</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’era una volta in una splendida Foresta Lontana, un giovane lupo dai begli occhi viola di nome Zanni.<br />
Capobranco mansueto, amabile e intelligente, sempre cordiale e disponibile con tutti, dal carattere mite ed idealista, fiero e coraggioso in battaglia quanto comprensivo e disponibile con tutti sia si trattasse del suo branco che degli esseri umani che dimoravano ai margini della Macchia, amato e benvoluto da tutti, egli viveva dividendosi fra i propri doveri e lo scorrere lieto dei suoi giorni, con semplicità e allegria, traendo il lato positivo di ogni cosa con saggezza e criterio infiniti. Sapiente e capace di guidare gli altri lupi con piglio sicuro e cuore aperto, sotto il vessillo della tolleranza e dell’altruismo.<br />
Attirandosi con quel suo modo di fare gioioso e sincero, le ire e la collera della perfida strega Ilde, che confinante col proprio castello nelle sue terre, dal carattere diametralmente opposto al suo, aveva preso a non vedere di buon occhio tutta l’allegria e la serenità che lui era riuscito a trasmettere alle creature della Foresta, tramutandoli in esseri vivaci e felici, capace di combattere ogni pericolo e qualsiasi avversità con l’arma del sorriso e della speranza.<br />
Così un giorno la maligna strega al colmo del livore, nello scorgere dalla sua finestra il bel lupo andare in soccorso ad un povero mendicante ferito,  puntandogli con ferocia contro la sua funesta bacchetta Maleficio, lo bollò con ferocia “Che tu possa trascorrere il resto dei tuoi giorni a mangiare polvere e soffrire il gelo, per questo tuo modo di fare generoso e altruista! Che da oggi in avanti, nessuno possa più avvicinarsi a te e fidarsi del tuo agire! Che gli altri possano riconoscere in te il male e allontanarti dalle loro vite!” lo maledisse la perfida Ilde, utilizzando l’arma della diceria, ridendo divertita nel sentirlo soffiare sconfitto e sofferente.<br />
“Che tu non possa mai trovare conforto e aiuto! E che la tua vita possa trascorrere legata perennemente solo all’eterna speranza … la speranza di riuscire a trovare un cuore tanto nobile da amarti sopra ogni cosa e sotto ogni aspetto! Un cuore capace senza remore di oltrepassare lo Specchio delle Brame, amandoti a tal punto da credere in te e mettere a repentaglio la sua stessa vita pur di saperti felice, facendoti tornare il principe che eri! Fino ad allora vai e impara a dibatterti fra terra e mare in un nugolo di sofferenze!”<br />
E scaraventandolo con un solo soffio fra gli scogli più diroccati di Verdemaris, chiuse le sue finestre con gioia.<br />
Ma Zanni sollevando il volto dalla mucillaggine dentro la quale era stato rovesciato, senza perdersi d’animo, dando fondo a tutta la sua forza e a tutto il  suo coraggio puntando in alto la sua cuspide in cerca della luce, cominciò la sua vita di scorpione dei mari, stringendo i denti.<br />
E così un giorno mentre era intento alla disperata  ricerca di cibo, scavando con le proprie zampette sotto il gelido strato viscoso che ammantava la roccia marina, nella speranza di trovare qualcosa con cui saziarsi, udendo di colpo echeggiare di lontano le urla di una giovane implorare aiuto, correndo subito nella direzione da cui sembrava provenire la disperata richiesta di soccorso, contemplando un famelico Orco Nero azzannare una giovane fanciulla indifesa, gettandosi contro la malvagia creatura senza porre tempo in mezzo, lo ferì mortalmente col tossico della sua cuspide, portando in salvo la sventurata.<br />
“Grazie piccolo scorpione dei mari! Grazie davvero per avermi salvata!” batté le mani la bella giovane, raggiante del pericolo scampato “Il mio nome è Yaia e sono la principessa di Terra Forte! Di ritorno dalle Terre Mezze dove ero stata chiamata per firmare degli importanti protocolli, ho perso la via di casa e mentre cercavo di orientarmi, sono stata assalita da questo malefico Orco! E sarei sicuramente morta se tu non fossi venuto in mio aiuto!”<br />
“Non ringraziarmi bella principessa Yaia!” la salutò lo scorpione, facendola trasalire “Ho sentito le tue urla e ho creduto giusto intervenire!” gli spiegò lui con piglio sincero.<br />
“Ma tu parli scorpione dei mari!” si stupì lei stessa.<br />
“Si!” annaspò lui “E adesso permettimi di riaccompagnarti a casa! Tu non conosci le insidie che nasconde questa Isola, essa è bella, ma molto pericolosa e irta di ostacoli! Io conosco bene la strada verso  il tuo Regno e ti farò da guida!”<br />
E Yaia seguendolo senza farselo ripetere due volte,  intraprese al suo fianco il lungo cammino che l’avrebbe riportata  alla sua amata casa, scortata dalla sua forza e dalla sua allegria, passo dopo passo, parola dopo parola, senza mai perdersi d’animo, affrontando insieme ogni pericolo, dividendo all’unisono ogni fatica. Finché al terzo giorno, stremati, giunsero nelle terre del Re Siano, suo padre.<br />
E la fanciulla ritrovandosi sana e salva dinanzi al portone del suo maniero, giunta in piena notte senza che nessuna guardia potesse vederla, strinse fra le sue mani lo scorpione con gioia portandoselo al viso “Grazie Zanni! Grazie per avermi riportato a casa! E ora dimmi cosa posso fare io per te!”<br />
“No!” l’ammonì lui “Nulla! Entra pure al castello e torna dai tuoi genitori, questa è l’unica ricompensa che voglio!”<br />
E la giovane salutandolo varcò di filato le porte della fortezza sia pure a malincuore.<br />
Ma attraversato il viale, prima che i soldati potessero vederla e dare l’annuncio del suo ritorno, fermandosi un attimo la bella Yaia sentì il cuore batterle forte in petto, come mai le era accaduto prima di allora.<br />
“Non volevi lasciarlo, vero?” l’ammonì di colpo la bella Alba spirito della rinascita e dei desideri apparendole di fianco, meravigliosa nella sua veste di luce trapuntata di turchini, posandole la mano sulla spalla “Almeno non prima di aver visto il suo radioso sorriso e aver gustato la mera felicità che questo gesto ti avrebbe donato! Tu sei sincera, perché sincero è il battito del tuo cuore! Non vuoi rendere a lui ciò che lui ha donato a te, ma vuoi semplicemente vederlo sorridere, lo so!” l’incitò lei “Allora rincorrilo e riformulagli la tua domanda! C’è qualcosa che lui desidera ardentemente, ma non avrebbe mai il coraggio di chiedertela direttamente! Tu insisti!”<br />
E senza nemmeno aspettare che lo spirito sparisse in mille bagliori di luce, Yaia si fiondò sulle tracce di Zanni.<br />
Appena lo scorpione la vide giungere alle sue spalle,sentì il cuore mancargli di un battito “E’ successo qualcosa?” le chiese subito turbato.<br />
“No! Volevo soltanto poterti riformulare la mi domanda!” ribadì lei e chinandosi a carezzargli il muso con la mano, dolcemente Yaia gli chiese di aprirgli il suo cuore.<br />
Vincendo ogni remora a quel gesto,  Zanni gettò di un fiato “Vorrei che tu attraversassi per me lo Specchio delle Brame!”<br />
“Bene!” sorrise lei raggiante “Indicami pure dove si trova, ed io lo attraverserò!”<br />
E lo scorpione chinando il capo a quelle parole, comprese solo allora quanto bene le volesse quella ragazza “Credi davvero di poterci riuscire? Non hai paura?”<br />
“No!” rispose Yaia risoluta e lo scorpione indicandole di seguirlo la condusse alle pendici della Valle Magica dov’era custodito lo Specchio, e mostrandoglielo, deglutì a vuoto “Sei sicura di volerlo fare, davvero?  … anche se tornando indietro scoprissi che io non sono quello che credi?”<br />
Carezzandogli il capo lei annuì “Tu hai fatto tanto per me, ma più di ogni altra cosa mi hai fatto battere forte il cuore Zanni! Ed è lui a spingermi a compiere quello che sto facendo e  non può sbagliare, perché lui riesce a vedere oltre l’aspetto esteriore e non commette errori!”<br />
E sollevandosi la gonna, sorridendogli dolcemente, entrò nello Specchio.<br />
In quello stesso istante lo scorpione tornò come per incanto un essere umano e cascando carponi al suolo Zanni, non sentì altro desiderio che riavere la sua Yaia.<br />
E scorgendola di colpo apparire sotto i suoi occhi sana e salva, sentì il cuore mancargli di un battito.<br />
“Ho visto tutto! Dentro lo Specchio ho rivissuto il momento in cui la perfida strega Ilde ti ha tramutato in scorpione!” E lui con addosso solo i brandelli del suo vecchio mantello annuì “E grazie a te se sono tornato ad essere un principe!”<br />
Chinando il capo a quelle parole, la bella Yaia arrossì “Io non ho fatto nulla! La strega Ilde ha voluto vedere il mio cuore, e appena io gliel’ho mostrato, lei si è dissolta in  fumo!”<br />
E abbracciandola all’istante a quelle parole, Zanni la baciò con amore infinito.<br />
All’indomani i due giovani presentandosi mano nella mano ai reciproci Regni, annunciarono ai genitori il loro Amore e raccontandogli la meravigliosa avventura che li aveva fatti conoscere, ricevettero il benestare delle loro famiglie con immensa  gioia.<br />
E sposandosi dopo un mese esatto da quella notte, Zanni e Yaia vissero per sempre felici e contenti.</p>
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		<title>&#8220;Clipper il delfino bianco&#8221; di Monica Fiorentino &#8211; Le Fiabe di MS-aPuntate</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 09:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[clipper]]></category>
		<category><![CDATA[delfino bianco]]></category>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/03/cliper1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1090" title="cliper" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/03/cliper1.jpg" alt="" width="500" height="318" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Clipper il delfino bianco</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
C’era una volta nel meraviglioso Regno dei Mari, un bellissimo delfino bianco dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Clipper.<br />
Animo nobile e idealista, altruista e vivace, era lui dalla nascita, col candore abbacinante delle sue capriole, briose e scattanti, a portare luce e gioia all’Oceano intero: creatura pacifica  e solare.<br />
Ma un giorno, uscendo adagio dal proprio rifugio, accorgendosi di botto di come lentamente il suo dorso stesse perdendo la propria lucentezza sgranò gli occhi stranito “Il mio colore?! Ma cosa?!”<br />
“Stai perdendo la tua luce! E con essa i tuoi colori Clipper …” lo sorprese di colpo la voce ammonitrice dello Spirito dei Sette Mari, guida maestra, facendolo trasalire “Dimmi…” lo incalzò massaggiandosi la lunga barba canuta “Per caso il tuo cuore ha subìto un grave dolore ultimamente?”<br />
A quella domanda il cetaceo mugolò contrito “Si, saggio spirito! Giorni fa il mio cuore ha patito una grande sofferenza, che porto ancora tuttora nel mio petto! Ma ciò cosa c’entra col mio colore?” bofonchiò emettendo un nugolo di bolle.<br />
Il vecchio a quelle parole sollevò il sopracciglio, tossicchiando “E’ stato questo a farti perdere il tuo colore! Il tuo bianco, la tinta più ricca e festosa! Caro Clipper! Ecco cosa è stato!”<br />
E spalancando le fauci a quella risposta, la creatura si rizzò spaurito “E adesso come devo fare per ritrovarlo?”<br />
“Devi cercarlo dentro di te!” gli rispose lui pacato, prima di sparire sotto il suo sguardo, rientrando nella propria  Torre.<br />
E Clipper rimasto solo, afflitto a quelle parole, accucciandosi  avvinto, prese a meditare.</p>
<p>Quando d’improvviso un urlo disperato lo fece balzare di soprassalto, e seguendo la direzione dalla quale era giunta la disperata richiesta di aiuto, il pesce si ritrovò dinanzi una giovane  balena dalla veste nera, che, con una fiocina conficcata nel fianco boccheggiava straziata.<br />
A quella scena il delfino gettandosi sulla sventurata, utilizzando con destrezza i denti la liberò all’istante “Non muoverti! Non aver paura! Sta ferma!”<br />
E tolto l’uncino dal corpo della poverina, percependo il proprio cuore battere all’impazzata, il suo stupore fu enorme nello scoprire la propria pelle recuperare il suo candore e sorridendo sbalordito,  scosse il capo felice.<br />
“Grazie! Grazie per avermi salvata!” prese fiato lei “Una nave vedendomi in lontananza ha cercato di catturarmi! E sarei sicuramente morta se non fosse stato per il tuo provvidenziale avvento! Grazie! Il mio nome è Nana!” lo salutò.<br />
“Il mio è Clipper!” rispose l’altro.<br />
E lei bagnando gioiosa il  muso di lui,  strusciandogli contro il proprio, gli sorrise di rimando col cuore a mille.<br />
Da allora Nana e Clipper non si separarono mai più, e le capriole di lui furono le più brillanti di tutte le creature marine.</p>
<p><a href="http://lilithf.wordpress.com/"><strong>scritto da Monica Fiorentino</strong></a></p>
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		<title>&#8220;Mirea la farfalla dai mille colori&#8221; di Monica Fiorentino – Le Fiabe di MS-aPuntate</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 08:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[farfalla]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[mirea]]></category>
		<category><![CDATA[monica fiorentino]]></category>

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		<description><![CDATA[Mirea la farfalla dai mille colori C’era una volta una bellissima farfalla dai mille colori di nome Mirea. Dal carattere dolce e sincero, splendida ed eterea nella cangiante tonalità delle sue tinte pastello, leggiadra e filiforme, un giorno la creatura [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/03/farfalla.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1079" title="farfalla" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/03/farfalla.jpg" alt="" width="309" height="432" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong><strong>Mirea la farfalla dai mille colori</strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
C’era una volta una bellissima farfalla dai mille colori di nome Mirea.<br />
Dal carattere dolce e sincero, splendida ed eterea nella cangiante tonalità delle sue tinte pastello, leggiadra e filiforme, un giorno la creatura era stata chiamata dalla bella Natura insieme a tutte le sue sorelle per accompagnare con le proprie danze la grande Festa della Primavera, così da annunciare all’intero creato l’arrivo della bella stagione.<br />
Ed entusiasta all’appello, la radiosa farfallina aveva accettato sin da subito col cuore a mille,  pronta a sfoggiare il meglio delle sue capacità.<br />
E svegliatasi puntuale all’alba del ventuno marzo, per raggiungere in perfetto orario la Valle Fiorita dove avrebbe avuto luogo il ricevimento, pulite le sue ali con la rugiada fresca dell’aurora e sistematasi per bene le antenne, aveva preso il volo con l’animo in festa, sicura di sé, allegra e spensierata.<br />
Ma a mezza strada, calata la notte, cominciando a scorgere le ombre degli alberi prendere le sembianze di tetre figure chine su di lei come a volerla stringere in una morsa coi loro tralci, il fiato le si spezzò di botto e sperduta nel folto del sentiero  straniero, si riconobbe di colpo smarrita “Mi sono persa! Come farò?” pensò spaventata la poverina che non conosceva affatto quei luoghi  “E’ la mia fine! Non riuscirò mai più a trovare la direzione giusta da sola!” singhiozzò.<br />
Ma di lontano un pipistrello dagli occhi viola, assistito alla scena dal suo ramo, scorgendo la sventurata in pericolo le si avvicinò fulmineo “Non aver paura bella farfalla! Posso farti io da guida! Il mio nome è Jacko e sono il pipistrello di queste zone! Non temere! Dimmi solo dove devi andare ed io ti scorterò volentieri! Tranquilla!” la rassicurò il volatile.<br />
“Non avvicinarti mai ad un animale notturno!” era sempre stata la voce più ricorrente fra le creature del bosco “Non avvicinarti mai  a coloro i quali vestono i colori della notte  e sono costretti a vivere col favore delle tenebre! Loro sono invidiosi dei colori sani e cangianti delle creature del giorno e desiderano venirne in possesso, rubandoli!” era la frase che da sempre aveva echeggiato fra le fronde degli alberi.<br />
Figurarsi poi se si trattava di un pipistrello “E’ nero! Sporco! Ha delle ali orribili! Non sa parlare! E il suo passaggio non è mai di buon auspicio!”<br />
Ma la farfalla nel vedere il suo ringhio avvicinarsi con tanta premura per trarla in salvo, avvertendo nel cuore qualcosa di diverso, sentì per la prima volta il suo istinto stranirsi.<br />
“Abbi fiducia in lui! Non ascoltare ciò che dicono gli altri ma  solo ciò che realmente ti detta il tuo cuore!” l’ammonì al suo orecchio una voce sconosciuta venuta per consigliarla “A te il colore della sua pelle non fa paura!”<br />
E convinta, il bell’insetto saltò in groppa al pipistrello con un solo balzo “Il mio nome è Mirea! Ed è nella Valle Fiorita che devo andare pipistrello gentile … ti prego aiutami a ritrovare la retta via!”<br />
E lui annuendo aprì le sue ali -due membrane di pelle elastica- prontamente “La conosco bene! Non è distante!” l’ammonì inciampando nelle parole per l’emozione, mentre  il sorriso raggiante di lei diveniva per lui la risposta più eloquente. “Grazie mille!” balbettò la farfalla di rimando “Nonostante io sia una perfetta sconosciuta per te … tu stai facendo tanto per me!”<br />
E dopo un breve volo, nel cuore della notte, Valle Fiorita coi suoi suoni, le sue danze, i suoi colori, i suoi dolcissimi profumi, apparve sotto i loro sguardi incantati in tutto il suo fulgore “Siamo arrivati!” l’ammonì il pipistrello chinandosi in avanti per far scendere comodamente la piccola.<br />
E la bella Mirea scivolando dal suo dorso freddo gli sorrise esultante “Vorresti accompagnarmi alla festa?”<br />
“No, dai!” si schernì lui di botto, frastornato, indietreggiando “Non posso!” incespicò amaro “Ti farei solo fare brutta figura! Non potrei mai ballare al tuo stesso ritmo con queste razza di ali che mi ritrovo! Tutti ci deriderebbero e tu ti vergogneresti di me! Io sono nero! Il mio volto farebbe inorridire la vista degli altri invitati! E poi non ho un buon odore! Né una bella voce! Prima dell’alba dovrei fuggire, perché la luce trafiggerebbe i miei occhi! No! Lascia stare!” buttò di un fiato la creatura della notte che aveva visto troppe volte nello sguardo altrui il perfido spettro dello scherno farsi beffe di lui, per poter essere ancora sicuro di se ad una festa “E’ meglio salutarci qui! Grazie comunque!”<br />
E chinando la testa la farfalla inghiottì a vuoto “Non è così! Il tuo colore non …”  balbettò appena.<br />
Mentre Jacko era già  troppo lontano per poterla udire.<br />
“Forse lei aveva qualcosa da dirti!” sussurrò di colpo una voce sconosciuta all’orecchio del pipistrello seguendolo in volo“Non farla soffrire! Il suo affetto è  vero e sincero!” l’ammonì di rimando, decisa a non mollare.<br />
“Tu dici?” rincalzò lui parlando a vuoto, che altro non anelava  che in una frase del genere per poter tornare da lei “Pensi che non le farò del male?”<br />
E  di colpo senza neppure aspettare una risposta, invertì la rotta e si fiondò verso la Valle.<br />
E scorgendo la farfalla seduta in solitudine all’interno di un girasole dallo stelo rovesciato, sola in mezzo alla festa, le volò incontro fra il  chiacchiericcio generale.<br />
“Un pipistrello?!” “Nero!” “Si, però non guardarlo così!” “Sembra male!” “Che tristezza!” “Andiamo via!” “Ma che ci farà ad una festa da ballo?” “Che impressione!”  “Scusatemi  ma questo cattivo odore … è il suo?!”</p>
<p>Nell’incrociare gli occhi di lui, il cuore di Mirea mancò di un battito “Jacko! Sei proprio tu?”.<br />
E lui tendendole la sua ala gelida annuì “Ti va di ballare?”<br />
E insieme presero a volteggiare sotto gli occhi di tutti, guidati da un’unica assordante musica, quella dei loro due cuori, più forte del ciarlare intorno e del frullo diverso delle loro ali. “Però!” “Ha un muso particolare!” “Dopo tutto!” “Si, si!” “Un profilo aristocratico!” “Non è tanto male!” “Insieme sono una bella coppia!” “Eh, già!” “Eleganti!”<br />
Incuranti degli altri e pieni solo della loro felicità.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>scritto da <a href="http://lilithf.wordpress.com/">Monica Fiorentino</a></strong></p>
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		<title>&#8220;La Principessa Azzurra&#8221; di Monica Fiorentino &#8211; Le Fiabe di MS-aPuntate</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 09:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[la principessa azzurra]]></category>
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		<description><![CDATA[La  Principessa Azzurra C’era una volta alle radici di una bellissima Quercia, situata nel cuore del folto bosco di Regno Lontano, una giovane principessa  di nome  Diletta. Rinchiusa in una teca di cristallo, circondata da sette lupi bianchi a farle [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/02/La-principessa-azzurra.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1075" title="La principessa azzurra" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/02/La-principessa-azzurra.jpg" alt="" width="495" height="329" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La  Principessa Azzurra</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’era una volta alle radici di una bellissima Quercia, situata nel cuore del folto bosco di Regno Lontano, una giovane principessa  di nome  Diletta.<br />
Rinchiusa in una teca di cristallo, circondata da sette lupi bianchi a farle da guardia &#8211; un tempo sovrana dolce e felice &#8211; la poverina giaceva immersa in un sonno senza sogni, colpita al cuore da una freccia nemica, scoccata a tradimento dall’arco di un Soldato Nero, penetrato all’interno delle mura del suo Castello durante uno degli scontri più sanguinosi che avessero mai incendiato le sue pacifiche Terre, relegandola all’eterno torpore.<br />
E splendente nella sua radiosa veste bianca, i lunghi capelli sciolti sul cuscino di raso scarlatto e le labbra di cera mute e immobili,  meravigliosa, la bella, inerme e supina, dormiva portando nel petto la freccia assassina.<br />
Lasciata dai suoi sudditi, una volta terminata la guerra a obliare nel sonno cupo della dimenticanza senza che nessuno avesse più un solo pensiero per lei &#8211; principessa ormai inutile &#8211; capace di riportarla in vita.<br />
Circondata soltanto dal canto degli uccelli che venivano a renderle omaggio, ammaliati dalla soavità del suo volto beato.<br />
Ma un giorno la giovane principessa Azzurra, regnante del vicino Regno di Mezzo, di passaggio in quelle Terre in groppa al suo destriero, nel vedere il suo viso così dolce e disarmato riverso in quell’oblio senza vita, innamorandosene all’istante, decisa a vederla tornare a sorridere di nuovo come una volta, convinta di poterla riportare in vita, stringendo le briglie del suo cavallo con foga, prese dritta lungo il sentiero che portava alla Stanza dello Spirito e del Tempo dove dimorava il Mago Augusto decisa a chiedere aiuto a lui, cui nulla era impossibile.<br />
“Ma questo è impossibile!” sentenziò stravolto l’integerrimo Mago capace da sempre di realizzare qualsiasi desiderio, nell’ascoltare la sua richiesta, divorando nervoso a grandi falcate il pavimento di pietre della sua dimora, sfuggendo lo sguardo supplichevole della giovane, che entrata di filato nel suo maniero non aveva tentennato neppure un secondo nel rivolgergli la sua accorata preghiera.<br />
“Lei non ha più un cuore adesso! E senza di esso non potrà mai più risvegliarsi!” spiegò lui diretto, scuro in viso.<br />
Ma la principessa Azzurra decisa a non arrendersi a quelle parole, strinse i pugni con forza “Io però ho un cuore!” ribatté ferma “E  potrei dividerlo con lei!” gettò di un fiato.<br />
A quell’appello lui indietreggiò frastornato, carezzando con fare distratto il grosso Volume rilegato in pelle, ricoperto di polvere, posto sul Leggìo al centro della Stanza, al cui interno erano scritte la pagine più importanti della cultura mistica di tutti i tempi “Ma tu sei una principessa e lei è una principessa! E questo non è concesso! Tu devi donare il tuo cuore ad un bel principe capace di formare con te una famiglia felice e dargli dei bambini! Scelta che avrebbe compiuto anche lei, se solo avesse potuto!”<br />
Chinando il capo dinanzi a quella sentenza, lei deglutì a vuoto “Neppure se tutto quello che voglio nella vita è di vederla sorridere ancora una volta? Nemmeno se il mio unico desiderio è  quello di toglierle quella freccia dal petto?”<br />
“Pensaci bene!”  tossì il Saggio “Non è facile dividere un cuore per due! E’ una cosa molto complicata! Affinché possa avvenire è necessario che il tuo amore verso quella giovane sia vero e sincero, altrimenti nel momento stesso in cui io starei operando su di te il mio incantesimo, tu moriresti sbranata dai sette lupi bianchi della paura posti attorno al suo capezzale a  guardia del suo sonno!”<br />
“Lo so!” annuì lei mentre muta una lacrima prese a solcarle la guancia  “Io ne sono cosciente! Siete solo voi a dubitarne!”<br />
E il Mago allora affogando in quella goccia d’amore, deglutendo a fatica, tremante per la prima volta nella sua secolare carriera di artefice dell’occulto, posò la bacchetta sul seno della principessa e avanzò con un solo colpo della voce “Se è quello che vuoi! …”<br />
E prima ancora che lui avesse terminato di pronunciare per intero il suo sortilegio, la principessa Diletta aprì gli occhi sana e salva, portando nel petto l’altra metà del cuore della sua innamorata, risvegliandosi per sempre dal suo torpore.<br />
Riportata in vita dal sentimento di lei vero e sincero, tanto forte e sconfinato da aprire un varco oltre le barriere dell’oscurità dietro cui era stata imprigionata, dimenticata per sempre, tanto potente dal non conoscere il tentennamento dell’incertezza.<br />
E perdendosi nelle splendide iridi di una cangiante tonalità viola scuro, della bella principessa Azzurra, apparsa d’improvviso al suo fianco &#8211; scioltasi  in mille bagliori di luce dalla Camera del Mago per apparire al suo capezzale &#8211; tendendole la sua mano, la dolce Diletta le sorrise amabilmente, sotto lo sguardo raggiante del Mago Augusto che colmo di gioia, incollato alla sua sfera di cristallo, non riusciva a negarsi un solo istante di quel portentoso miracolo chiamato Amore.<br />
E abbracciandosi d’istinto l’una all’altra, le due vissero per sempre  felici e contente.</p>
<p style="text-align: right;">scritto da <a href="http://lilithf.wordpress.com/"><strong>Monica Fiorentino</strong></a></p>
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		<title>&#8220;Titano e il Mistero dei Mari&#8221; &#8211; di Monica Fiorentino. Le Fiabe di MS-aPuntate</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 09:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[il mistero dei mari]]></category>
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		<description><![CDATA[Titano e il mistero dei mari C’era una volta un bellissimo squalo bianco dalle lunghe pinne agili e scattanti, gli stupendi occhi viola e le branchie laterali di un candore così iridescente da sembrare fatte di luce, di nome Titano. [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/02/titano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1072" title="titano" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/02/titano.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Titano e il mistero dei mari</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
C’era una volta un bellissimo squalo bianco dalle lunghe pinne agili e scattanti, gli stupendi occhi viola e le branchie laterali di un candore così iridescente da sembrare fatte di luce, di nome Titano.<br />
Principe dei mari di Arcadia, regno ricco e pacifico nelle cui acque tutte le specie marine vivevano in armonia fra loro, era lui a custodirne le bellezze naturali e a preservarne  le creature da ogni genere di calamità con coraggio e dedizione. Unico figlio della defunta regina Teti, sovrana fra le più valorose, che aveva scritto la storia del reame salvandolo dai perfidi piani di conquista della balena megattera Nera, confinandola per sempre nelle zone del non ritorno. Ammirato, amato e rispettato da tutti  Titano viveva per il suo mondo, pronto a compiere qualsiasi sacrificio pur di vederlo proliferare nella pace e nella tranquillità al riparo da ogni male. Sempre attento che al passaggio dei pescherecci, che di tanto in tanto solcavano le correnti, nessun pesce venisse mai catturato per essere trasformato in merce da mercato e alcuna zona naturale distrutta.<br />
Così una notte mentre era intento a solcare tranquillamente le correnti, compiendo il solito giro di controllo, giocherellando a pancia in su divertendosi a contare le stelle in cielo, udendo di colpo un grido fendere l’aria, guizzando subito verso il punto da cui era scaturita la disperata richiesta di aiuto, trovandosi dinanzi il giovane Luccio tremante  e spaurito, lo accolse all’istante sotto la sua pinna protettrice “Calmati Luccio! Calmati ci sono qui io! Respira piano, forza! Dimmi cosa è successo!”<br />
E lui annaspando con occhi sbarrati, urlò cianotico contorcendosi in una miriade di bolle “L’ho visto! L’ho visto! Quello che dicono è vero! Il vascello di cui tutti parlano, principe Titano, esiste davvero! Le murene non hanno mai detto bugie!” brancolò  disperato “Il mistero dei mari esiste realmente!” rotolò su stesso terrorizzato.<br />
E Titano a quella confessione, stringendolo a sé nel tentativo di tranquillizzarlo, annuì seriamente preoccupato “Ti credo”.<br />
Da sempre convinto che quanto avesse udito raccontare in giro, per quanto paradossale, celasse in sé qualcosa di vero, a quelle parole chiarificatrici, il principe si scoprì sopraffatto dall’ansia  per l’incolumità del suo popolo.<br />
Da tempo si vociferava ad Arcadia di uno strano vascello sommerso, che sembrava attraversare le profondità del mare durante le notti di luna piena, spaventando chiunque al suo passaggio con la sua gigantesca mole. Rivestita interamente di ghiaccio, priva di alcun capitano al timone, ammantata da una sottile telatura di patina glaciale, l’imbarcazione sembrava possedere la capacità di inghiottire chiunque provasse ad avvicinarsi ad essa, implacabilmente. Terrore di tutte le creature, era stata soprannominata dai delfini cantastorie ‘Il mistero dei mari: leggenda fantasma di morte’.<br />
E Titano che aveva sperato sin dalla prima volta, udendo quella storia, che si trattasse soltanto di una di quelle favole senza fondamento, che sarebbero col tempo andate a far parte della grande collezione di leggende marine, scoprendo di colpo sul viso terrorizzato del povero Luccio quanto in realtà fosse tutto vero, carezzando lo sventurato, abbozzò un sorriso per calmarlo “Non temere Luccio, io salirò su quella nave e ne uscirò vivo, perché sono il vostro principe, ed è mio dovere mettere fine alle vostre paure!”<br />
E rinfrancato a quella promessa, il pesce riprese subito fiato, pieno di fiducia nei confronti del suo futuro re.<br />
Così la notte seguente, appostatosi lungo il tratto che il bastimento fantasma sembrava solitamente percorrere, Titano astuto e paziente prese ad attendere il suo passaggio, deciso ad entrare al suo interno e svelarne il mistero, salvando la sua adorata  Arcadia.<br />
E quando al sorgere della luna piena, il vascello sbucò realmente dalla gola dei mari avvolto da uno spettrale mulinello d’acqua, in tutta la sua mastodontica magnificenza, sentendo di colpo il cuore mancargli di un battito a quella visione Titano tremò, come mai gli era successo nella sua vita. E cercando di non lasciarsi intimidire, scuotendo  più volte la testa nel tentativo di scacciare la paura, muovendosi con la sua muscolatura agile e scattante, scorgendo di sbieco una feritoia lungo la fiancata sinistra,  schioccando un solo colpo della coda vi si intrufolò di filato, ritrovandosi nel ventre della barca, in nome del suo popolo.<br />
“La curiosità uccide!” lo salutò subito una voce cavernosa,  rimbalzando cupa fra le mura ricoperte di specchi “Nessuno te l’ha mai detto, squalo bianco?”<br />
Indietreggiando intontito, Titano confuso nel vedersi per la prima volta riflesso in una tale varietà di  specchiere, incapace di captare il punto preciso dal quale  era scaturita l’imprecazione, frastornato dalla bassa temperatura, respirò a fatica “Non sono qui in veste di guerra, ma di pace! E chiedo scusa per la mia intrusione!  Il mio nome è Titano e sono il principe del regno di Arcadia!” si presentò “Se sono entrato senza permesso, è per proteggere il mio popolo! Molte creature venute a contatto con questo vascello non sono più tornate indietro, e fra i miei sudditi c’è chi teme per la propria<br />
vita!” spiegò lui boccheggiando.<br />
“Si, lo so! Tutti mi temono talmente tanto, da avermi soprannominato ‘Il mistero dei mari’, lo so bene!” esplose.<br />
E lo squalo contrito, chinando il capo a quell’affermazione, comprendendone il dolore, si morse addolorato le labbra “Provocandoti una grande sofferenza!”<br />
“Si” rispose lei di rimando, sentendo il proprio cuore palpitare per la prima volta dopo tanto tempo, a quelle parole così sincere. E apparendo al cospetto dell’animale in tutta la sua tetra figura, rivelandogli la propria identità, mostrandosi per il fantasma orripilante e mostruoso quale era, con le sue lunghe chiome verdi incollate di alghe e la veste ricoperta di mucillagine, la giovane lo guardò dritto negli occhi senza proferire parola.<br />
Bellissima principessa del regno terrestre di Ardesia, un tempo fanciulla umana fra le più incantevoli e delicate dell’intero creato, Azzurra era fuggita una notte dal suo palazzo senza lasciare più alcuna traccia, gettandosi fra le onde del mare, trovando rifugio fra le  rovine di quel vascello  trasformandosi in un essere triste e scialbo, dalla caviglia sinistra stretta nella morsa di una grossa catena.<br />
“Mi dispiace” sussurrò lui con voce flebile nel vederla.<br />
“Il mio nome è Azzurra, mio giovane principe di Arcadia. E se sei venuto fin qui, per tentare di fermare il mio operato, posso assicurarti, che la tua è solo fatica sprecata!” imbottò lei “Sotto di te racchiusi nella teca di cristallo che funge da pavimentazione della mia nave, giacciono tutti i corpi ibernati degli sciagurati che hanno osato avvicinarsi al mio maniero al solo scopo di saziare la propria sete di curiosità!” E seguendo la direzione del dito di lei, appurando sotto di sè la veridicità di quanto gli avesse appena detto, sentendo la paura tramutarsi in rabbia, lui si fece avanti a muso duro “Perché Azzurra? Perché tanto odio?”<br />
E la giovane di rimando buttò di un fiato “Qualcuno ti ha mai detto in faccia qualcosa di così cattivo da spezzarti il cuore per sempre?”<br />
“Tipo?”  avanzò lui.<br />
“Tipo… io non ti voglio più bene!” rispose lei con voce incrinata “Dopo quella frase, tutto ciò che toccavo, ha iniziato col diventare di ghiaccio” gli confessò “E fuggendo dal mio castello, sono salita su questa nave cominciando il mio errare rinchiusa fra questi specchi, adatti a riflettere da ogni angolazione la mia immagine sofferente!” rivelò il fantasma, aprendo allo squalo la sua anima.<br />
“Quindi vai via!” lo pregò lei.<br />
E scurendo lo sguardo a quella richiesta, Titano scosse il capo addolorato “Preferisci davvero così?”<br />
“Si” rispose lei.<br />
E a quelle parole, sconfitto,  lui abbandonò la nave.<br />
Ma uscito dall’imbarcazione, di colpo una grossa fucina sparata dall’alto gli si conficcò con ferocia nelle carni, facendolo sussultare.<br />
“Attento Titano! Gli Umani!” fece appena in tempo ad urlare il fantasma a squarcia gola, che una rete imprigionò crudelmente il povero squalo, togliendogli il respiro e avvolgendolo in una marea di bolle rossastre.<br />
E sentendo il cuore balzarle in gola a quella terrificante scena,  scattando fulmineamente dalla prua del suo vascello, Azzurra senza porre tempo in mezzo, si gettò  contro  il peschereccio a muso duro. E adoperando il suo potere, salita sulla poppa nemica,  prese a gelare col proprio tocco tutto quanto le capitasse a tiro, fra le urla generali, correndo verso le reti con un coltello ben affilato, e liberando il pescecane  con un solo colpo, invitò alla resa tutti i marinai  “E adesso andate via se volete salva la vita, e non solcate mai più questi mari!”<br />
E invertendo fulmineamente la rotta  a quella minaccia, l’equipaggio si affrettò a lasciare Arcadia a vele spiegate, mentre  Azzurra gettandosi fra i flutti raggiante, liberato il regno da ogni pericolo, corse a raccogliere Titano delirante fra le sue braccia per disinfettarne con la saliva le ferite.<br />
“Az-zur-ra non mi hai gelato!” sussurrò lui al risveglio, trovandosela accanto, sfinita, immersa nel sonno “Mi hai tenuto fra le tue braccia senza trasformarmi in un pezzo di ghiaccio!”<br />
E lei stessa svegliandosi adagio, nell’udire la voce di lui, si stupì di quanto avesse fatto senza nemmeno accorgersene.<br />
E sorridendogli per la prima volta,  mostrandogli tutta la sua innocente  bellezza, riprese la calda tonalità delle sue tinte pastello, spezzando la catena che imprigionava il suo piede sinistro  “Con le tue parole mi hai aperto il cuore Titano!”<br />
E sorridendole di rimando, una lacrima luccicò negli occhi viola dello squalo bianco “Sei così bella quando sorridi!”<br />
E abbracciandosi forte in quel momento, sciolsero di colpo tutte le pietre di ghiaccio, che il male aveva costruito intorno alle  loro vite, trasformandole in mille bagliori di luce.<br />
Da quel giorno ‘Il mistero dei mari’ salendo in superficie, prese a  colorare coi suoi meravigliosi colori le onde, divenendo ritrovo di gioia e allegria. Accompagnato in ogni suo viaggio, da Titano e dalla sua adorata Azzurra, il fantasma più bello dei sette mari, che ben stretta alla sua pinna, non si separò mai più da lui.<br />
Insieme per sempre felici e contenti.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>scritto da <a href="http://lilithf.wordpress.com/">Monica Fiorentino</a></strong></p>
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		<title>&#8220;Potrei Non Essere Io&#8221; &#8211; 21° e 22° ultimi capitoli</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 08:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Potrei Non Essere Io]]></category>
		<category><![CDATA[pinetree]]></category>
		<category><![CDATA[potrei non essere io]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo di pino]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi è impossibile giudicare obiettivamente ciò che accadeva le innumerevoli volte che sognavo quel mondo. Posso dire che appariva reale quanto può essere reale un sogno. O che appariva reale quanto può essere reale il mondo della nostra vita quotidiana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[  
    
  <p style="text-align: center;">
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2011/12/copertina-2-Copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-924" title="copertina 2 - Copia" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2011/12/copertina-2-Copia.jpg" alt="" width="525" height="369" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mi è impossibile</strong><br />
<strong>giudicare obiettivamente</strong><br />
<strong>ciò che accadeva le innumerevoli</strong><br />
<strong>volte che sognavo quel mondo.</strong><br />
<strong>Posso dire che appariva reale</strong><br />
<strong>quanto può essere reale un sogno.</strong><br />
<strong>O che appariva reale quanto può</strong><br />
<strong>essere reale il mondo della</strong><br />
<strong>nostra vita quotidiana.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Carlos Castaneda</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>“Tale fu il mio stato d’animo quando accadde quello che andrò a descrivere…”</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>XXI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sollevai, distrattamente, la testa dal blocchetto degli appunti, il sole carezzava tiepidamente il viso e le braccia scoperte in quell’inizio di primavera tanto attesa.<br />
Le campane, in lontananza, risuonavano con un’intensità tale, come a voler coprire interamente le spazio che mi circondava, una distesa di verde e acciottolato, ottimamente distribuiti e contornate da comode panchine di legno e alberelli deliziosamente sagomati.<br />
Questo paradiso urbano si estendeva per centinaia di metri, in lungo e in largo. Il suo ingresso era delineato da un enorme edificio color salmone che richiamava tempi antichi, con i suoi finestroni tetri, e i costoni ormai segnati dal tempo. Proiettava verso il cielo sgombro di nuvole, comignoli e statue raffiguranti armature antiche di diverse epoche con, al centro, in corrispondenza della volta d’ingresso, un’imponente aquila con le ali spalancate e la testa fieramente rivolta all’insù.<br />
Distrattamente osservavo i passanti, che pigramente attraversavano le stradine piene di acciottolato che ne tracciavano i verdi quadrati erbosi.<br />
Si mescolavano pacificamente coppie con figli, anziani, studenti e i vari tipi di creature che lo popolavano.<br />
Ogni tanto si udiva il richiamo di qualche uccello, intento a svolgere chissà quali attività.<br />
Tirai un profondo respiro, cercando di assorbire al meglio le energie positive che quel luogo sembrava emanare.<br />
Riposi il blocchetto nel taschino della borsa che avevo di fianco e, alzandomi da una delle panche mi strinsi nel cappotto leggero e m’incamminai verso casa.<br />
Percorsi a piedi il lungo viale che costeggiava l’antico castello ristrutturato, fino a giungere ad Allingtone avenue e risalì il suo viale alberato fino alla porta di casa.</p>
<p style="text-align: justify;">… Tuttavia questo accadde dopo …</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di ricordare cosa fosse accaduto, quando ripresi i sensi, mi ritrovai nell’immensa distesa verde dei giardini alle porte del centro cittadino, nascosto sotto un basso albero, ero ridotto allo stremo, avevo ferite ovunque, su tutto il corpo e una lunga barba posticcia che mi scendeva fin giù il torace.<br />
Le articolazioni erano messe male, riuscivo a stento a muoverle, mi ci volle del tempo anche per rimettermi in piedi, ero quasi nudo, quello che rimaneva dei miei vestiti giaceva penzoloni su tutto il corpo.<br />
Mi sentì a lungo disorientato, la luce che mi feriva gli occhi, tutti i rumori assordanti che, seppur lontani, mi penetravano nella testa come aghi, e quella forte sensazione di vomito che mi attanagliava lo stomaco.<br />
Mi ritrovai in una zona molto distante dal centro, lì il prato non era molto curato e la pulizia lasciava a desiderare.<br />
Non c’era nessuno nei dintorni, solo occasionali animali, cani, gatti e piccioni, intenti nelle loro faccende.<br />
A guardar meglio il mio corpo, era pieno di bruciature e grandi macchie nere, il dolore era forte, a ogni movimento, tanto che dovetti risedermi per riposare.<br />
Rimasi lì fino a quando il sole non calò, gli occhi si abituarono al crepuscolo e approfittai di quella brezza fresca, che mi sollevò un po’, e m’incamminai verso quella che reputavo essere la direzione di casa.<br />
Dovetti fermarmi più volte, fino a quando giunsi al limitare dei giardinetti.<br />
C’era movimento in città, vedevo le persone come sagome anonime percorrere in lungo e in largo la piazza e la strada principale.<br />
Scelsi un momento di tranquillità per sbucare in una stradina secondaria e infilarmi in uno dei vicoletti bui e percorsi un breve tratto, fino a quando le strade del centro si univano a quelle secondarie, in modo da non farmi notare.<br />
Mi aggrappai alle pareti dei vicoli per non cadere, non so quante volte, sostai nuovamente fino a che trovai la forza di infilarmi in Loes Street e proseguire fino al punto in cui incrociava Allingtone avenue e, quasi carponi, giunsi a casa.<br />
Graffiai la porta, tentai di aprirla ma era chiusa, allora fui tentato di rompere il vetro della finestra d’ingresso, tuttavia dovetti ricredermi quando mi accorsi che nelle tasche del logoro pantalone avevo le chiavi.<br />
Ricordo che feci in tempo a chiudere la porta a chiave, per poi cadere svenuto lì sul pavimento d’ingresso.<br />
Dormii a lungo, anche se fu più un dormiveglia, un continuo svegliarsi per vigilare che tutto fosse a posto, che fossi realmente lì.<br />
Persi poi conoscenza, e quando mi risvegliai, quasi all’improvviso, urlai ma il grido mi si strozzò in gola, ed emisi un leggero mugolio, non ero più disteso per terra, ero sdraiato sul divano, vestito con una tuta nera, e avevo il volto completamente rasato.<br />
Le ferite c’erano ma erano un po’ rimarginate, il mio corpo non era più così scarno e cadaverico.<br />
Quello stato di stordimento, aggiunto al vuoto di memoria per quanto accaduto precedentemente durò per molto, quasi due mesi.<br />
Mi limitavo a sostare in casa, andando avanti e indietro, o sedendomi sul divano e sulle poltrone, fissavo le pareti, i quadri, qualsiasi cosa avessi davanti.<br />
Fino a che non fissai un quadro, poggiato sul muro di fronte al divano, allora la mente viaggiò a lungo, come un lampo nel mezzo dell’oscurità, tutto mi apparve, come un album fotografico, ogni singolo momento passato, da quando mi ero ritrovato svenuto su quel divano, sino all’estremo tentativo di salvarmi immergendomi in profondità nelle acque del lago.<br />
Allora piansi, seduto su quel divano, le braccia distese sui fianchi, i piedi che sbattevano contro il divano e un silenzio angosciante che usciva dalla mia bocca, un suono strozzato agonizzante, c’era gioia in quelle lacrime, non solo disperazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Successivamente ripresi il controllo di me stesso, un po’ per volta, non mangiavo, non bevevo limitandomi a ricordare, stampati nella mente, ogni momento.<br />
Stavo impazzendo, volevo uscire da quell’oblio, tentai più volte, di notte, di uscire da casa, ma l’oscurità mi opprimeva.<br />
Allora decisi di uscire in pieno giorno, ben coperto per non far vedere a nessuno le mie condizioni, e mi spinsi pian piano oltre il quartiere, dove vivevo, cercai comunque di non incrociare nessuno.<br />
Fino a quando non raggiunsi un giardino, a poche centinaia di metri da Allingtone avenue, un bel giardino immerso in uno scenario fantastico, mi spinsi lì appena il mio fisico me lo permise.<br />
Sedevo per ore su quelle panche facendomi carezzare dal sole e cercando di liberare la mente.<br />
Tuttavia i pensieri correvano veloci nella testa, non cercavo una spiegazione, non in quel momento perlomeno, e decisi che avrei dovuto mettere per inscritto quanto fosse accaduto, così da svuotare la mente da quei pensieri ossessivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Con regolarità, sembrò quasi che trascrivere quei pensieri mi facesse bene, che realmente la mente riuscisse a liberarsi da ciò che era segnato nel mio taccuino.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa nel mio corpo era cambiato, tuttavia in quei momenti ero troppo preso dal voler sentirmi meglio per notare qualcosa.</p>
<p>… anche se così evidenti …</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2011/12/laggiu.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-956" title="laggiu" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2011/12/laggiu.jpg" alt="" width="512" height="320" /></a></p>
<p><strong>XXII</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho un’ipotesi.<br />
Tutto nasce da quel libro sottratto ai frati del convento, non che esso avesse qualche oscuro potere … no, non il libro, ma ciò che conteneva.<br />
Sono arrivato a questo ragionamento, gradatamente, tutto è da riportare al come e al cosa accade, quando si “viaggia” in quel modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi spiego.<br />
Presupposto che tutto sia vero, di sicuro non devo essere stato l’unico a trovarsi in quella condizione, improbabile.<br />
Qualcuno deve aver viaggiato prima di me e, data l’antichità del manoscritto, immagino in tempi remoti.<br />
Che cosa sia accaduto allo sconosciuto è di facile intuizione, quel manoscritto non è altro che un diario di quanto gli fosse accaduto e dei luoghi che aveva visitato.<br />
Mi danno conferma di questo, i disegni rilegati all’interno.<br />
Le ambientazioni differiscono molto da quelle vissute da me, tuttavia alcune cose coincidono, come quelle figure simili ad animali, dagli occhi color cremisi e gli alberi dalla vaga luminescenza.<br />
Rimarrebbe un semplice e vecchio libro rilegato, se non fosse che il suo contenuto … è parte di quel mondo … di quei mondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Difatti.<br />
Quando son ritornato alla vita reale … reale, adesso mi suona così strano …<br />
Ho portato via con me, involontariamente, parte di quel mondo, non qualcosa di fisico ma la sua essenza.<br />
Mi son reso conto, quasi da subito, che il mio corpo è cambiato, non in modo drastico, ciononostante capace di darmi non poche preoccupazioni.<br />
Anche se tenui, irregolari e confusionali, il mio corpo genera quelle esalazioni che avevo già visto e usato nel bosco per comunicare con le creature.<br />
Tutto il mio corpo si avvolge di quei baluginii colorati, che filtrano dagli indumenti che indosso e vaporizzano via nell’aria svanendo.<br />
Per pochi attimi, quelle esalazioni hanno consistenza, li posso toccare, sentirne la densità tra le dita.<br />
Essa si fa trasportare, afferrare e dare forma, libera di muoversi, può semplicemente sfiorare qualcosa o imprimersi sopra lasciando una traccia indelebile.<br />
All’inizio ho pensato che fosse momentaneo, ma col passare del tempo me ne sono fatto una ragione.<br />
Ho incominciato a osservarle, cercare di intuirne il significato, e a manipolarle.<br />
Fino a quando non ho utilizzato la sua consistenza e la sua varietà di  colori e sfumature per tracciare delle forme, dovunque mi capitasse, sui muri di casa, sul tavolo e sul divano.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono mai stato un bravo disegnatore, anzi, posso dire di essere negato nell’arte del disegno, quindi mi limitavo ad abbozzare qualsiasi cosa mi passasse per la mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho speso molto tempo a riempire, d’inutili disegni informi, qualsiasi cosa avessi attorno, d&#8217;altronde in quel mio stato d’isolamento non avevo altro sfogo o interesse.<br />
Il tutto non ha avuto molto senso, fino a quando non è accaduto l’inaspettato, forse una coincidenza o forse un’inconsapevole necessità di dare una reale forma ai miei disegni.<br />
Quasi per caso, mi son ritrovato davanti a un vecchio cartone di pizza, di quelli rettangolari e lunghi quanto un braccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo dimenticato il sapore della pizza, e oltretutto avevo da qualche tempo smesso di mangiare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ho rivoltato, trovandomi davanti il fondo, ancora bianco, del cartone.<br />
Ispirato da quello spazio vuoto, quasi un invito a riempirlo, ho iniziato a sfiorarne la superficie e, poco dopo, esalazioni colorate s’imprimevano, sotto lo strofinio del palmo delle mani e delle dita, dando forma ai miei pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella volta è stato diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mani si muovevano spinte da un’idea, ancora non chiara nella mia testa, ma libera di esprimersi con il mio corpo.<br />
La mia attenzione era focalizzata solo sul disegno, gli occhi erano fissi sul cartone, come se stessi guardando attraverso un tubo.<br />
Il disegno, seppur nelle sue linee imperfette, era riuscito a scuotere i miei pensieri e dare un valore a tutto quello che stavo facendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un immagine era apparsa, così come l’avevo vista …</p>
<p style="text-align: justify;">L’occhio dell’entità, così come lo avevo visto la prima volta nel profondo delle torbide acque del lago, mi fissava impresso su quel cartone della pizza.<br />
I colori scuri, le sfumature e quel baluginio dell’occhio, dalla pupilla così complessa, erano stai impressi su quella tavola improvvisata come se l’immagine fosse stata estrapolata direttamente dalla mia testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è stato l’unico disegno degno di nota da me prodotto, fino ad ora. Non so se riuscirò a riprodurne un altro con la stessa intensità e similitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia …<br />
La mia ipotesi, in quel momento ha preso piede.<br />
Se io ero riuscito, anche senza una dote naturale nel disegno, a rappresentare uno dei momenti più significativi di quel viaggio, allora chi, prima di me, aveva rappresentato quei paesaggi così ben curati, poteva aver descritto più dettagliatamente, e con maggior praticità, quei luoghi, quelle creature, anche senza dover aspettare di avere un’ispirazione dal profondo.<br />
Semplicemente sfruttando le sue capacità e utilizzando anch’egli quelle esalazioni colorate.<br />
Ciò, spiegherebbe i disegni così dettagliati e ben raffigurati nel manoscritto che avevo rubato.<br />
Ero già stato a contatto, quindi, con quei fumi colorati, prim’ancora di aver iniziato il mio personale viaggio.<br />
Avevo sfogliato quel manoscritto, addirittura uno di quelle rappresentazioni si era strappata dal manoscritto durante la mia prima visita nel corpo dell’uccello guardiano, e lo avevo custodito in casa per nascondere il misfatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quei colori, quelle esalazioni tramutate in forma e sostanza sulla carta, erano la chiave per quei viaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Esse, posso supporre, fungono da tramite, da collante tra le due realtà … come se volessero, semplicemente, ricongiungersi con quel mondo &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo qualcosa deve avere innestato quell’inimmaginabile meccanismo che ha causato il viaggio.<br />
Ho studiato a lungo in questo mio periodo d’isolamento i complessi processi, seppur a volte presunti, dei viaggi extracorporali, della mente, esplorazioni dimensionali e dello spirito.<br />
Ognuno di essi teorizza viaggi fuori del comune, giustificandoli come sconosciuti, differenziandosi per metodologia e risultati, e tuttavia dichiarandoli reali poiché possibili.<br />
Conoscendomi, avrei riso a lungo leggendo quelle testimonianze e quelle pratiche così minuziosamente descritte.<br />
Ciononostante ne sono rimasto affascinato, quasi confortato, dal fatto che tutto quello che ho vissuto potesse avere una reale giustificazione.<br />
E dopo un attento studio, sono arrivato alla conclusione che molte forme di viaggio extra corporale, hanno un filo conduttore. Concerne la capacità di poter viaggiare con la mente, tramutandone il pensiero in forma e permettendo di estraniarsi dal tuo corpo materiale, permettendoti di viaggiare libero e percorrere una dimensione che corre parallela a quella attuale, a volte interagendo con  essa.<br />
Le forme assunte spesso sono quelle di creature, animali come uccelli o quadrupedi in grado di farti percorrere e vivere esperienze uniche.<br />
Esse sfruttano antichi rituali indigeni, spesso utilizzano droghe potenti che trasportano il corpo in una sorta di trance.<br />
Anche se di diverso tipo, la meccanica sembra la stessa … l’innesto.<br />
La scintilla che avvia il motore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo bene, che quel giorno, quando mi mossi per giungere all’incontro con il compratore, nell’attesa avevo bevuto molto e avevo assunto qualcosa di forte che mi aveva scombussolato il corpo.<br />
Poco prima, avevo avuto il mio primo incontro (giustificandolo come incubo).<br />
Il mio corpo, a quel punto, poteva aver assorbito quelle esalazioni da quel viaggio, e dal manoscritto sfogliato.<br />
Il resto doveva averlo fatto la droga e lo stato di alterazione che ne conseguiva.</p>
<p>… La scintilla …</p>
<p style="text-align: justify;">Potrei dire, infine, che tutto è accaduto in modo casuale, una coincidenza di eventi e luoghi che mi hanno portato a viaggiare in quel mondo, in quella dimensione, in quel corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non posso essere certo di questa ipotesi, tante possono essere le varianti e le supposizioni.<br />
Comunque sia, essa mi da conforto, rende concreto quanto accaduto  eliminando l’ipotesi, più volte presa in considerazione, del fatto che io possa semplicemente essere impazzito o soffrire di qualche malattia della mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrò bisogno quantomeno di credere a quanto ipotizzato, per far si di riuscire a raggiungere, ancora una volta, quel luogo a me familiare. Poter completare ciò che l’entità mi aveva chiesto di fare, proteggere le creature e portarle in salvo.<br />
Non so come riuscirò a viaggiare nuovamente, e neanche come farò a portare in salvo le creature, né cosa accadrà poi.<br />
Mi limito a compiere ciò che, ritengo giusto, vada fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo al tempo, penso che esso passi differentemente tra queste due dimensioni, quasi intrecciandosi, fino a compiere sbalzi temporali, ad ogni traversata.</p>
<p style="text-align: justify;">E quello che descriverò di seguito sembra darmi ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso sono in attesa, un segnale, un ricordo di quanto accaduto che mi permetta di sapere cosa fare e, soprattutto, quando.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho deciso che, una volta ultimato, lascerò questo manoscritto lì dove avevo rubato quello antico.<br />
M’intrufolerò di notte nel convento, cercando di fare in modo che non si accorgano della visita.<br />
Ho come la sensazione di dover riparare a quel torto fatto, non tanto per i frati che ci abitano, quanto per aver perso il manoscritto antico, testimonianza di un qualcosa di straordinario.<br />
Se mai dovessi ritornare, farò in modo di riportare in forma scritta quanto accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dormo da molto tempo, mi limito di tanto in tanto a chiudere gli occhi per rallentare i pensieri che scorrono veloci nella mente.<br />
Il mio corpo è ridotto allo stremo, a volte capita di guardarmi allo specchio e pensare che, quella figura riflessa, potrei non essere io.</p>
<p style="text-align: right;">                                                                                                                   <strong> D.</strong></p>
<p><strong>APPENDICE  A</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quel che accadde quando caddi nel lago, la prima volta …</p>
<p style="text-align: justify;">In alto librato su, fin su in un limpido cielo stellato, il mio corpo volteggiava libero con lunghe ali distese al posto delle braccia, il vento mi carezzava il volto e a stento mi permetteva di tener gli occhi aperti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sogno o realtà, cosa realmente importava in quel momento, forse ero semplicemente impazzito e presto mi sarei ritrovato a girovagare per Castle Boulevard delirando o chissà quale fine orribile. Sapevo solo che in quel momento ero sprofondato nelle acque gelide di una lago misterioso e d’un tratto mi trovavo a svolazzare nell’oscurità, stellata, di un posto ignoto.<br />
Una leggera pioggerellina cominciò a colpirmi mentre inspiravo l’aria frizzante e assaporavo una sensazione di completa libertà.<br />
Sentivo il corpo muoversi veloce, rimanendo sospeso nel nulla e piroettando senza freni, libero da qualsiasi legame.<br />
Cambiavo direzione non curandomi di cosa avessi di fronte, ero troppo eccitato e stordito per riflettere sul cosa stessi facendo e come fosse possibile che stesse accendo.<br />
Dopo una virata brusca mi spinsi verso l’alto, contrastando la pioggia che, a quella velocità, sembrò ferirmi.<br />
Piansi, come non ricordo di aver fatto mai, ero elettrizzato da quella sensazione ma non riuscivo più a distinguere la realtà e la cosà mi ferì profondamente.<br />
Strinsi le ali al corpo e mi lasciai andare…<br />
Caddi libero in picchiata, le lacrime non smettevano di uscire mescolandosi con la pioggia. Forse sarebbe finito tutto così…<br />
Le lacrime smisero di tormentarmi…<br />
Ebbi un sussulto, aprì gli occhi e poi spalancai le lunghe ali rallentando bruscamente la caduta.<br />
Nell’oscurità che mi circondava, si delineava nettamente la sagoma indaco di un essere umano, sembrava correre in qualche direzione e tutt’attorno s’intravedevano alberi e siepi bagnate dalla pioggia. A breve distanza qualcosa, che di umano aveva ben poco, anch’essa di un indaco più sbiadito, correva nella stessa direzione e da come artigliava l’aria, fu palese quali fossero le sue intenzioni. Mi ritrovai a volteggiare sopra di loro un paio di volte, l’essere predatore guadagnava terreno e presto avrebbe afferrato la preda. Riuscii a stupire me stesso quando senza esitazione mi lanciai in picchiata sulla figura dai tratti umani, afferrandola senza troppi complimenti e sollevandola via, giusto in tempo prima che fosse predata.<br />
Salii su sbattendo forte le ali e solo dopo un po’ capii di aver afferrato la sagoma con, quelle che dovevano essere, le zampe artigliate posteriori. Provai a guardar giù la figura indaco che stavo trasportando, sembrava non essersi resa conto di esser stata sollevata e mimava una dubbia corsa disperata. C’era qualcosa in essa che mi spingeva a compiere quello che stavo facendo, era come se mi fosse in qualche modo familiare, la sentivo molto vicina.<br />
La sua luminescenza non ne mostrava la vera fisionomia, perciò smisi di fissarla e incalzai con le ali aumentando la velocità.<br />
Tutt’attorno si fece confuso e sentivo di aver acquistato fin troppa velocità, gli occhi non reggevano l’impatto con l’aria e la pioggia comincio a ferirmi il volto, proseguii finché le forze ressero poi la mia attenzione ricadde prima sulla sagoma luminescente, che parve priva di coscienza,  poi su un piano roccioso a poca distanza da noi. Sfinito, deviai sulla piana depositandolo sulla superficie e senza neanche fermarmi mi lanciai di nuovo in alto verso il nulla.<br />
Stavo per girarmi per poi atterrare nelle vicinanze della figura indaco per poterlo osservare da vicino, ma non feci in tempo, la testa cominciò a girarmi e le ali mi si chiusero attorno e sprofondai nel vuoto ancora una volta.<br />
Questa volta persi i sensi…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>APPENDICE  B</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quel che accadde quando mi immersi, di nascosto, nel lago per guarire le mie ferite …</p>
<p style="text-align: justify;">Rabbia, frustrazione e gran senso di oppressione, salite su come un rigurgito mortale … aprii gli occhi con tale foga che mi proiettai avanti senza neanche sapere dove fossi.<br />
Pioggia fine mi bagnava e gli occhi mi bruciavano, attorno tutto era sfocato, era notte ma delle illuminazioni simili a lunghe braccia deformi fuoriuscivano dal terreno in un viale silenzioso.<br />
Stavo sognando, oppure ancora una volta ero proiettato verso qualcosa di ignoto, questo pensiero rafforzò la mia rabbia che culminò in ira quando intravidi l’obiettivo della mia ricerca. C’era qualcuno in lontananza al centro del vialone e, come tutto attorno, la figura non era ben definita.<br />
Era lui la causa del mio male, questo sentii dentro di me in quel momento, non riuscivo a controllarmi e mi ci lanciai contro, prima barcollando dalla foga, poi aumentando il passo fino quasi a correre. Lo sconosciuto prese a sua volta a correre in direzione opposta ma non subito, sembrò che mi stesse osservando prima. Il mio corpo non era quello che pensavo che fosse, ero qualcos’altro ma non ebbi il tempo di capire.<br />
Dopo poco lo sconosciuto cadde a terra e in breve lo raggiunsi, fui sopra di lui ed allungai le mie mani ossute nel tentativo di ferirlo, ma ero impacciato nei movimenti e fui scalzato dopo poco da una gomitata ben assestata, avrebbe pagato anche per quello.<br />
Non avevo limiti ed ero pronto a tutto. La corsa proseguì nell’oscurità e nella pioggia incessante che mi feriva gli occhi. Fui vicino a tal punto da sentirlo ansimare, allungai la mano toccandolo e quando balzai per afferrarlo quel maledetto sembrò sollevarsi d’improvviso verso l’ignoto, vidi la sua sagoma allontanarsi sempre più in alto, ma questa volta sembrò lasciare dietro di se una scia luminescente, cadeva dall’alto come polvere. Non mi persi d’animo e seguii la scia per lunghissimo tempo fino a quando non si spense e rimase un leggero bagliore in un punto indefinito del cielo, pensava di essere al sicuro nel suo alto rifugio, ma si sbagliava.<br />
La mia caccia proseguì, ed ero sicuro che lo avrei trovato, ma non ne ebbi la conferma perché sentì il corpo proseguire ma qualcosa di me si allontanò, osservai la figura che non riuscivo a distinguere, allontanarsi da me, percorrere il tratto di strada che avevo di fronte fino a quando non si trovò di fronte un ostacolo, una parete rocciosa, e lo vidi iniziare un ripida scalata.<br />
Infine persi i sensi e svenni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>APPENDICE  C</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Osservazione:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi è chiaro che questi due eventi non sono solo sogni, nel sogno.<br />
Sono stati viaggi reali.<br />
Posso solo immaginare che quanto accaduto, nei due casi, sia stato influenzato da ciò che mi spinse nelle acque torbide di quel lago.<br />
E come se gli stati d’animo, in quelle due circostanze, si fossero amplificati, guidandomi in quello che ritengo un incontro di dimensioni e di tempo.<br />
Se ciò che ipotizzo è giusto, devo aver viaggiato nel tempo, e soprattutto … devo essere stato io stesso la causa del mio male … io l’inseguitore, io ero la preda, e sono stato sempre io quello che ha salvato me stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aggiunta:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho ritrovato la pagina strappata dal vecchio manoscritto che avevo custodito in un giornale logoro.<br />
Ho avuto modo di dargli un’occhiata più attenta, e riuscire a carpirne maggiori dettagli.<br />
Sul retro ho scoperto un’iscrizione, un po sbiadita,su quell&#8217;ultima testimonianza del vecchio manoscritto.<br />
Ho pensato di riportarla nei miei appunti.<br />
I simboli sembrano diversi da quelli visti nelle pagine ingiallite, come se fossero stati aggiunti di seguito, degli appunti suppongo.<br />
Le lettere hanno una forma simile a quelle comuni, forse chi le ha aggiunte non è la stessa persona che ha scritto quel diario, e magari nemmeno della stessa epoca.<br />
Sono troppo stanco per intraprendere uno studio approfondito su quella trascrizione, voglio conservare le forze per quanto dovrà ancora accadere.<br />
Spero che qualcuno sia abbastanza fortunato o in grado di poterlo tradurre e, magari, trovare risposte ai tanti quesiti ancora irrisolti:</p>
<p><strong> &#8230;. Vizatim e panjohur</strong><br />
<strong>   Perdorim kuqe i erret zeze &#8230;</strong><br />
<strong>&#8230; Perzierje te ndryshme</strong><br />
<strong> Kerkoj seance lidhur me permbledhjen</strong></p>
<p>A . R .</p>
<p style="text-align: center;"><strong>scritto da: </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/potrei-non-essere-io/14458494"><strong>Vincenzo Di Pino</strong></a></p>
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		<title>&#8220;Abu il Leone Bianco&#8221; &#8211; di Monica Fiorentino. Le fiabe di MS-aPuntate</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[abu il leone bianco]]></category>
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		<category><![CDATA[monica fiorentino]]></category>

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		<description><![CDATA[Abu il leone bianco C’era una volta in una Foresta Lontana un giovane leone dal pelo bianco e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Abu. Unico figlio del defunto re Sira &#8211; perito in circostanze drammatiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong>Abu il leone bianco</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/02/leone-bianco.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1066" title="http://www.dreamstime.com/-image1654515" src="http://www.magseriesapuntate.it/wp-content/uploads/2012/02/leone-bianco.jpg" alt="" width="369" height="249" /></a></p>
<p>C’era una volta in una Foresta Lontana un giovane leone dal pelo bianco e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Abu.<br />
Unico figlio del defunto re Sira &#8211; perito in circostanze drammatiche nel corso di una sanguinosa battaglia, al fine di liberare le proprie Terre dall’assalto della feroce tigre bianca Bengala &#8211; era stato lui poco più che adulto, alla sua morte, a prenderne il posto con ogni onore e gloria.<br />
E salutato da tutta la Giungla con rispetto e stima infiniti, aveva iniziato sin da subito a vivere per il suo popolo, pronto a compiere qualsiasi sacrificio pur di vederlo proliferare nella pace e nella tranquillità più assoluta, al riparo da ogni male, sempre attento che nulla e nessuno venisse a turbarne la  serenità e a comprometterne in qualche modo la naturale catena ciclica biologica, regnante deciso e risoluto.<br />
Continuamente all’erta e disponibile con tutti i suoi sudditi, attento ad ascoltare i loro problemi con orecchio teso e cuore vigile, pronto a donare a chiunque ne avesse avuto bisogno una parola buona e un gesto rassicurante.<br />
Sovrano forte e valoroso, ricco di virtù, fiero e coraggioso, a cui però mancava tuttavia ancora una cosa – giovane principe divenuto ormai un re &#8211; per potersi definire davvero completo: una giusta compagna che al suo fianco rendesse la sua vita speciale.<br />
“Sei in età adulta e dovresti pensarci con più serietà!” non faceva altro che ripetergli la saggia civetta Nura &#8211; guida della Selva &#8211; la quale, raccolto il leone ancora cucciolo dopo la prematura scomparsa della regina sua madre, morta nel metterlo alla luce, l’aveva cresciuto con amore e dedizione infinita, vegliando su di lui dall’alto della sua imponente Quercia, giorno per giorno, fino a farlo divenire una bestia adulta, sensata e responsabile.<br />
Il quale però, non sembrava voler prendere tuttavia giudiziosamente a cuore, l’impegno di costruirsi una famiglia solamente sua che rappresentasse una base stabile per tutti gli altri animali, che in lui avevano bisogno di riconoscere un punto fermo e un buon esempio da seguire.<br />
E perennemente triste nel vedere il proprio figlioccio ritirarsi ogni notte da solo nella propria grotta al calare delle tenebre, non faceva che ripetergli la stessa cantilena “Dovresti fare qualcosa per trovare una compagnia adatta a te! Giusta e fedele! Ma con più impegno!”<br />
Imbottandolo a becco serrato.<br />
“E magari innamoramene!” le rispondeva sarcasticamente lui a tono. Animo romantico e sognatore, incapace di scendere a compromessi col suo cuore, per assicurare attraverso una compagna prescelta, ‘qualcosa’ di utile alla Foresta, ma privo di sentimenti per se stesso.<br />
“Potremmo dare una Festa!” esordì all’ennesimo tramonto la civetta, battendo le ali raggiante “Domani sorge in cielo la Luna Nuova! Potremmo chiamare a raccolta tutte le giovani leonesse dei dintorni e farti scegliere fra loro!” gonfiò il petto compita, facendo frullare le sue lunghe piume screziate.<br />
“Colei che tra tutte riuscirà a stupirti, portandoti il dono più ricco, dimostrando così di aver compreso appieno il tuo vero valore, potrà divenire la tua consorte!”<br />
E facendo spallucce a quella che gli sembrava una proposta alquanto ragionevole, il leone frustando con la coda l’aria intorno, annuì bonariamente, più per accontentare la creatura che si era insignita al ruolo di sua seconda madre, che perché credesse realmente alla cosa.<br />
La notte seguente furono tantissime le candidate giunte da ogni dove, a presentarsi sull’altura più impervia della roccia, portando con sè un dono speciale, e Abu fronteggiandole tutte con estrema dolcezza, salutandole con calore ognuna, lasciò che si presentassero una per volta con fare benevolo.<br />
La prima, bellissima, dai cangianti colori del sole bruciato sorridendo affabilmente, offrì al suo re una corona di fiori selvatici dalle tinte incantevoli “Perché in queste Terre boccioli simili non si sono mai visti! Unici al mondo per la loro bellezza! Rarissimi! Come la vostra magnificenza …” si presentò la dolce Reja.<br />
La seconda guardandolo fisso negli occhi, gli offrì un’enorme foglia di palma colma di frutti “Ribes luccicanti, sontuosa papaya, more, ciliegie golose … frutti dolcissimi … cibo nobile … adatto al vostro superbo carattere!” esordì.<br />
Ma Abu indietreggiando dinanzi a quei doni, di volta in volta più stranito, incrociando lo guardo della madrina, scuoteva la criniera convinto.<br />
La terza si imbellettò con toni fiammanti, rendendo il suo pelo luccicante, le zanne d’avorio e gli occhi puntellati di cristalli di luna.<br />
La quarta portò con sé i piccoli avuti da una precedente cucciolata, bene educati e puliti.<br />
Al sovvenire della quinta Abu grattando nervosamente la pietra con le unghie, discese la roccia senza proferire parola e prendendo dritto verso la boscaglia, avvertì come scusa un pesante mal di testa.<br />
Stizzita la vecchia civetta si levò allora dal proprio trespolo e inseguendo il suo protetto, gli urlò dietro le proprie ragioni a perdifiato, inducendolo a riflettere “Aspetta! Abu fermati! Testone! Tu non puoi …”<br />
Ma rincorrendolo sbraitando, ad ali spiegate, di colpo il cuore dell’uccello mancò di un battito nello scorgere dall’alto, poco lontano da Abu &#8211; ma accucciata in tutt’altra direzione &#8211; la piccola Nabila, leoncina dal pelo fulvo e gli occhi smeraldo,  amica d’infanzia del figlioccio, intenta ad abbeverarsi placidamente alle sponde del Fiume Fresco, notando solo in quel momento la sua completa assenza alla Festa.<br />
E fiondandosi verso di lei le apparve di colpo al fianco “Salve bella Nabila! Giovane leonessa! Perché sei qui, invece di rispondere all’appello del tuo re, e salire sulla roccia come tutte le altre?” le chiese subito, senza preamboli, squadrando  i  gesti semplici e le movenze prive di qualsiasi fronzolo che distinguevano la leoncina, ormai anch’essa in età da compagnia.<br />
“Perché io conosco il re Abu, vostro figlio, da quando è nato, nobile Nura! E lo amo sinceramente da sempre! Ma sono troppo semplice e povera per presentarmi ai suoi occhi. Non avrei avuto null’altro da offrirgli  questa sera, se non il mio amore …”  chinò il capo avvinta, la poverina.<br />
A quella confessione la civetta, sentendo il proprio petto rullare di gioia, provò per la prima volta un sentimento profondo, stranirla.<br />
“L’amore è l’unico compenso dell’amore!” esordì l’uccello,  indicando alla giovane leonessa il loro re, intento a vagare da solo lungo i filari di viole selvatiche della Macchia, consigliandole di seguirlo “Tu non hai bisogno di doni!”<br />
E seguendo le parole di lei &#8211; le stesse che avrebbe voluto sentirsi dire da una vita &#8211; col battito a mille, la leoncina corse incontro al suo amore senza farselo ripetere due volte, e sorridendogli timidamente abbassò gli occhi  tremante.<br />
“Nabila!” balzò lui nel vederla, e tirandole dolcemente l’orecchio in modo giocoso, come faceva sempre quando cuccioli si incontravano, ricambiò il suo sorriso con allegria “Perché non sei venuta anche tu alla roccia?!”<br />
E senza aspettare una risposta da lei, Abu comprendendo di colpo, senza parole, il muto linguaggio del cuore che li legava dalla nascita, inspirando forte il suo odore, riconoscendolo buono, invitandola a seguirlo, la condusse con sé ad ammirare insieme la Luna Nuova dal punto più alto della Giungla.<br />
E scoprendosi innamorati senza aver bisogno di scambiarsi null’altro che se stessi, i due restarono muti in quel pezzo di mondo, lasciando che fosse solo il loro amore a parlare quella notte; sotto lo sguardo vigile della saggia Nura, che finalmente serena, comprese di aver appreso dal piccolo principe &#8211; suo figlio &#8211; divenuto re, e dalla dolce Nabila nobile d’animo più che d’antico lignaggio &#8211; ormai una leonessa &#8211; una delle lezioni più grandi della sua vita.<br />
E il giorno seguente Abu, il Re leone, prima ancora che il nuovo mattino avesse compiuto per intero il suo giro, con il suo più potente ruggito rese partecipe l’intera Foresta dell’arrivo della loro regina, fra la gioia e  gli auguri di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">scritto da<a href="http://lilithf.wordpress.com/"><strong> Monica Fiorentino</strong></a></p>
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